Zoppie, perdite economiche e produttive nella scrofaia

Molte le conseguenze negative: riduzione del movimento, minore ingestione di alimento, infezioni batteriche, ecc., con significative ripercussioni sulle performance produttive dell’azienda. Fondamentale l’analisi dei fattori di rischio


zoppie

Il tema delle zoppie nell’allevamento suino si incontra di fatto in tutte le fasi produttive, a cominciare dai suinetti con problemi di splay-leg e di artriti infettive sostenute principalmente da E.Coli e Staphylococcus Spp., passando per i suini in accrescimento e i riproduttori interessati non solo da problemi articolari di natura infettiva ma anche di natura traumatica, quali fratture, bursiti e, non da ultime, le patologie degenerative come l’osteocondrosi.

Per quanto riguarda gli animali in riproduzione, Heinonen et al. (2013) riportano che spesso è più di una lesione a essere responsabile di zoppia nella stessa scrofa, e che la prevalenza di scrofe riformate per problemi di zoppia è maggiore nelle scrofe più anziane (con ordine di parto superiore a 4,4) rispetto alle scrofe più giovani.

È stato inoltre osservato, che alla base delle zoppie meno gravi solitamente ci sono le osteocondriti od osteoartrosi, le lesioni traumatiche dell’unghiello oppure la crescita eccessiva di questi ultimi; differentemente, le zoppie gravi si manifestano in caso di artriti, di lesioni della cute o dell’unghiello che si infettano oppure in presenza di concomitanti sintomi neurologici che determinano difficoltà di deambulazione. Tuttavia, come riportano gli stessi autori (Heinonen et al., 2013), non tutte le lesioni all’unghiello possono portare a zoppia, in quanto tale evento ha come fattori predisponenti l’area anatomica in cui ha luogo la lesione e la gravità di quest’ultima.

Molte le conseguenze negative

Le zoppie rappresentano una “piaga” invisibile, o quasi: sono, infatti, problematiche presenti in tutti gli allevamenti suini e che possono influenzare molti aspetti della vita del suino, oltre al fatto che per gli operatori diventa impegnativo gestire animali zoppi all’interno della mandria. Se poi si concentra l’attenzione sulle scrofe, emerge chiaramente che l’entità del danno è aumentato anche per perdite economiche e produttive che derivano dalla presenza di scrofe zoppe in allevamento.

Per prima cosa, una scrofa zoppa sarà inevitabilmente un animale che non vive in condizioni di benessere, quando invece l’Unione europea ha dato grande importanza allo sviluppo delle norme in materia di benessere animale, sottolineando anche l’importanza di una corretta pavimentazione per ciascuna categoria di suino.

La zoppia, che sia lieve o grave, comporta un disagio fisico, ma anche psicologico, che l’animale manifesta attraverso precisi comportamenti (ad esempio, la riduzione delle attività sociali ed esplorative, la riduzione del movimento a vantaggio invece di molto più tempo passato in decubito). Se una scrofa non riesce a muoversi nell’ambiente correttamente, non riuscirà a competere per l’alimento e l’acqua con le compagne in salute, per cui avrà una minore ingestione e sarà destinata ad avere scarse, se non nulle, performance riproduttive.

Quando il Bcs (Body condition score) di una scrofa cala drasticamente, subentrano anche una serie di lesioni apparentemente non collegate con la zoppia ma che ne sono una conseguenza indiretta, come ad esempio l’ulcera della spalla negli animali molto magri che stanno in decubito per molto tempo. Da questi fattori origina il calo di rendita per l’azienda, che alla fine è costretta ad optare per la riforma dell’animale e la sua sostituzione.

L’alto numero di zoppie in azienda può costituire anche un indicatore ambientale: ad esempio, se le pavimentazioni non sono adeguate e presentano buche, dislivelli o danni, le scrofe avranno maggiori probabilità di farsi male.

Da non sottovalutare inoltre il rischio sanitario che rappresenta la zoppia in allevamento: lo stesso dolore e il conseguente stress che portano l’animale a smettere di mangiare e/o di bere e a muoversi di meno è la causa dell’innalzamento sierico del cortisolo liberato a livello corticosurrenale (insieme ad alti livelli di ormone adrenocorticotropo, adrenalina, noradrenalina e dopamina). Questi fattori hanno un effetto immunosoppressivo che predispone di conseguenza la scrofa zoppa a infezioni e proliferazioni batteriche, dal momento che i microrganismi responsabili di tali infezioni hanno a disposizione la ferita stessa riportata dall’animale nel momento del trauma come porta d’ingresso privilegiata.

Infezioni del tratto urinario e riproduttivo

Come anticipato in precedenza, spesso la conseguenza della zoppia è la riforma della scrofa. Una delle principali cause di riforma derivante proprio dalle patologie articolari nelle scrofe sono le infezioni del tratto urinario e riproduttivo: già per ragioni anatomiche la vulva si trova posta ventralmente alla regione perineale, per cui le feci tendono a ricoprirla molto spesso, specie se poco formate. In box e capannoni non periodicamente puliti dalle feci, le scrofe doloranti non riescono a stare in piedi e perciò si siedono, esponendo la vulva a contaminazioni batteriche che facilmente tendono a risalire e a contaminare l’apparato urinario: pensiamo alle cistiti-pielonefriti e alle endometriti, che costituiscono l’8% ed il 6,6%, rispettivamente, di tutte le cause di mortalità delle scrofe negli allevamenti. Il quadro è ancor più aggravato dal fatto che le scrofe zoppe non assumono acqua in quantità sufficienti e di conseguenza urinano meno, lasciando ai batteri tutto il tempo per stabilizzare l’infezione.

Calo della longevità

L’effetto principale della riforma degli animali per zoppia è il drammatico calo della longevità delle scrofe, anche perché spesso la zoppia acuta di manifesta quando l’animale è ancora giovane (Heinonen et al., 2013).

Tuttavia anche la lesione che cronicizza porta alla perdita di rendimento della scrofa, motivo per cui l’animale è ugualmente riformato. Un secondo motivo di riforma degli animali giovani alla prima avvisaglia di zoppia è perché le carcasse delle scrofe con zoppie molto gravi difficilmente vengono accettate al macello, oppure vengono valutate molto di meno, anche nel rispetto del principio di precauzione che impone di scartare le carcasse delle scrofe zoppe perché contenenti potenzialmente ascessi che possono portare alla contaminazione delle carni. Il calo della longevità delle scrofe è di per sé un grave costo per l’azienda, che non raggiunge per diversi animali i tre parti minimi che consentono di recuperare i costi iniziali della scrofetta.

Minor peso della nidiata e più suinetti schiacciati

Il problema delle zoppie in allevamento risulta quindi gravoso per gli allevatori. Si aggiunge inoltre che pare vi sia associazione tra la presenza di zoppia con un minore peso della nidiata allo svezzamento (evento attribuito dagli studiosi al fatto che la scrofa zoppa consuma una minore quantità di alimento), come anche con una maggior incidenza di suinetti schiacciati.

L’analisi dei fattori di rischio

Bisogna pertanto conoscere tali patologie, che hanno una natura polifattoriale e sono purtroppo difficili da individuare tempestivamente in allevamento nella totalità delle scrofe presenti.

La natura polifattoriale della problematica non deve però impedire l’analisi dei fattori di rischio presenti in azienda, per cercare di ridurre l’incidenza delle zoppie soprattutto nelle scrofe giovani, che potrebbero ancora esprimere molto delle loro capacità produttive e possono rappresentare le nuove “leve” aziendali.

 

Articolo realizzato in collaborazione con l’associazione Suivet (www.suivet.it).

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 5/2016

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