USA, una produzione da record

L’ingresso nel nuovo millennio ha sancito l’inizio della crescita vorticosa statunitense che ha fatto segnare dal 2000 al 2014 un aumento produttivo del 22%, mentre le esportazioni sono quadruplicate


produzione

La suinicoltura negli Stati Uniti non è certamente un fenomeno recente anche se, osservando l’evoluzione sul numero di animali allevati, si può constatare un’alta volatilità degli inventari tra il 1965 ed il 1990 a cui ha fatto seguito un ventennio circa di crescita costante (vedi figura 1).

Nel 2014, anno a cui si riferiscono le ultime stime, si contano 67,8 milioni di capi tra i quali 5,9 milioni di scrofe. Il peso di macellazione è in costante crescita e nel 2013 si è fermato a 125 kg (+6,6% rispetto al 2000), mentre il numero di animali macellati nel 2013 ha raggiunto i 112 milioni di capi (+14% rispetto al 2000). L’aumento del peso ha determinato nello stesso periodo una crescita nelle produzioni in termini di tonnellate equivalenti carcassa (successivamente abbreviato come tec) del 22%.

Ciò che stupisce maggiormente dell’evoluzione dell’allevamento statunitense riguarda essenzialmente il ruolo che le produzioni suinicole hanno avuto fino ai primi anni 2000. Infatti, fino a quel momento, il consumo interno aveva sempre assorbito gli aumenti di produzione, mentre successivamente si è assistito ad una stabilizzazione dei consumi interni (circa 8,5 milioni di tec) a fronte di una crescita produttiva pressoché esponenziale (vedi figura 2) che ha portato il tasso di autoapprovvigionamento dal 102% del 2000 al 121% del 2014 (l’Europa nel 2014 si attesta sul 108,7%). In generale il consumo di carne suina negli Usa è relativamente basso, intorno ai 27 kg/abitante/anno (le carni maggiormente consumate sono pollo e bovino con rispettivamente 46 e 44 kg/abitante).

Export

Ovviamente questa situazione eccedentaria ha obbligato gli Stati Uniti a cercare sbocchi sul mercato estero e, da paese importatore, si è trasformato nel primo esportatore a livello mondiale.

In tabella 1 si presentano alcuni dati comparativi tra Stati Uniti e Ue che denotano differenze importanti tra i 2 principali colossi produttivi in ambito suinicolo.

Patrimonio suinicolo dei diversi stati Usa

A chiudere la prima parte del nostro excursus, ci sembra interessante fornire le indicazioni geografiche relative agli Stati in cui si concentra la produzione. In generale gli Stati che confinano con la regione dei grandi laghi sono quelli a più alta densità suinicola e appartengono alla ben nota fascia del “corn belt” (cintura del mais). Unica eccezione, perché isolata in termini geografici rispetto ai paesi tradizionalmente maggiori produttori, è rappresentata dalla Carolina del Nord che in termini numerici costituisce il 3° stato per numero di capi allevati dopo Iowa (che detiene un terzo del patrimonio suinicolo) e Minnesota. In figura 3 si evidenza come si distribuiscono i capi allevati nei diversi Stati a stelle e strisce.

In Iowa si contano 7 suini per abitante (in Bretagna regione a forte vocazione suinicola francese tale rapporto è pari a 2,4 suini/abitante), ma la densità suinicola per kmq di Sau (Superficie agraria utilizzata) è di 190 suini/kmq, mentre lo stesso rapporto è pari a 470 per la Bretagna e 455 per la Carolina del Nord. Proprio per l’alta concentrazione (quadruplicata tra il 1985 e il 1997) e una situazione ambientale divenuta problematica, nella Carolina del Nord si è decretata una moratoria che ha impedito ulteriori espansioni e ha provocato una contrazione nei numeri allevati.

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 4/2016

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