Suini in tivvù, Anas protesta: è disinformazione

L’associazione punta il dito sulla puntata del 21 maggio della trasmissione “Announo”



Proteste dell’Anas (Associazione nazionale allevatori di suini) dopo la puntata del 21 maggio della trasmissione televisiva “Announo”: «Troppa faziosità e disinformazione». Il filo conduttore della trasmissione, ricostruisce Anas, «fin dalle prime battute ha avuto un unico obiettivo: perorare la causa “ideologica” di cosiddetti animalisti e di coloro che vogliono imporre la dieta vegetariana o vegana al mondo intero».

Allo scopo, continua l’associazione, «sono state utilizzate immagini e soprattutto commenti alle stesse in alcuni casi palesemente deformati da persone che hanno dimostrato di non conoscere gli animali e tantomeno le norme di allevamento. Si pensi all’affermazione secondo cui le scrofe sarebbero state segregate nelle sale parto per mesi, alla presunta presenza di animali sofferenti e addirittura deceduti, alla documentazione della densità di allevamento basata su una ripresa parziale di un box di animali che, incuriositi dalla luce, si accalcavano nei pressi degli intrusi».

«Per non parlare del dibattito in studio nel corso del quale è stato dato molto spazio ad affermazioni prive di fondamenti scientifici e tecnici dei rappresentanti delle organizzazioni animaliste e anche della conduttrice, che tra l’altro ha dichiarato che gli allevamenti intensivi sarebbero tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra, mentre in realtà la gestione degli stessi consente maggiore efficienza e la riduzione delle emissioni rispetto a forme di allevamento estensive. Ben ha precisato in proposito il ministro Maurizio Martina circa la responsabilità marginale della zootecnia rispetto ad altre fonti inquinanti».

Anche l’intervento del Ministro Beatrice Lorenzin, continua l’Anas, ha sottolineato che il sistema di allevamento italiano è il più controllato e sicuro al mondo.

«Gli allevatori italiani da sempre attuano pratiche rispettose del benessere e delle esigenze degli animali per permettere agli stessi un ciclo di vita più prolungato rispetto a quanto avviene all’estero, al fine di ottenere le carni di qualità necessarie per le nostre produzioni tipiche. Gli allevatori sono stati messi sul banco degli imputati, mentre sono impegnati ogni giorno ad assicurare il corretto allevamento dei loro animali, nonostante le pressioni di un mercato che schiaccia verso il basso il prezzo dei suini e non assicura un’equa remunerazione di questo lodevole sforzo».

 


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