COSTI DI PRODUZIONE –

Lo dicono i risultati di una rilevazione svolta in Piemonte. La filiera sconta le spese di partenza e ha bisogno di strategie per una giusta collocazione sulmercato

Suini: sul leggero pesano i costi di start up

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Il confronto tra i costi di produzione del suino pesante
italiano e del suino leggero o di peso intermedio (nato, allevato e macellato
in Italia) rappresenta quasi un tormento per gli operatori del settore. La
curiosità principale è, quanto costa in meno produrre un suino leggero in
Italia rispetto al suino pesante tradizionale?

La risposta in prima battuta, sulla base di una
rilevazione dei costi di produzione realizzata in Piemonte, è che sostanzialmente
costa uguale, anzi questa prima rilevazione evidenzia addirittura un risultato
a favore del suino pesante che si spiega come segue. La produzione del suino
leggero è stata avviata e organizzata nell’ambito di strutture nate per produrre
il suino pesante con poche varianti rispetto al sistema tradizionale: il
suinetto costa grossomodo come quello prodotto per produrre il suino pesante dop
e solo nelle fasi di svezzamento e ingrasso si registrano sostanziali vantaggi
a favore del suino leggero, quali miglior indice di conversione (Ic), maggiore
incremento medio giornaliero (Img) e minore costo degli interessi sul capitale
investito, fattori non ancora sufficienti per cambiare il risultato finale. La
filiera del suino leggero sconta costi di start up che per il primo anno non
hanno consentito la riduzione dei costi prevista.

Risultati della
rilevazione

I risultati economici che presentiamo sono frutto
di una rilevazione puntuale dei costi reali di produzione di due filiere
distinte: la filiera produttiva del suino pesante che si basa sul sistema
produttivo a ciclo aperto e la filiera del suino leggero italiano basato sul
sistema produttivo a ciclo chiuso. La rilevazione è realizzata su un gruppo di
una ventina di allevamenti, dei quali quattro scrofaie, quattro svezzamenti
(siti due) e una dozzina di allevamenti da ingrasso.

I risultati sono significativi ma non rappresentano
un campione sufficientemente ampio per esprimere un valore medio della realtà
complessiva. La rilevazione riguarda due scrofaie e relativi svezzamenti per il
suino pesante, circa 500 scrofe di consistenza, e due scrofaie e relativi
svezzamenti per la produzione del suino leggero, circa 2.200 scrofe di
consistenza. Gli allevamenti da ingrasso sono due per il suino pesante, 3.500
posti stalla, e una decina per la produzione del suino leggero, circa 22mila
posti stalla.

In Italia e in
Europa

In questa direzione sono di estrema utilità i dati elaborati dal Crpa in
collaborazione con la rete Interpig che mettono a confronto le performance
tecniche degli allevamenti dei principali Paesi produttori europei. La tabella
1 evidenzia in modo chiaro la situazione.

Dai dati disponibili emerge che le scrofaie danesi, francesi e olandesi
(scrofaie centrate sulla produzione di un suinetto destinato alla produzione
del suino leggero) hanno il più alto numero di suinetti nati vivi per parto
(rispettivamente 13,6, 12,8 e 12,6 capi), indice di un buon livello genetico, e
conseguentemente evidenziano il numero più alto di suinetti svezzati per scrofa
e per anno (rispettivamente 26,37, 24,49 e 25,82 suinetti). Decisamente più
basse le performance riproduttive nelle scrofaie inglesi, italiane, belghe e
tedesche, dove il numero di svezzati per scrofa oscilla tra 20,6 e 22,4. La
Spagna si colloca in una posizione intermedia con 23,4 suinetti svezzati per
scrofa.

Il confronto per la fase di ingrasso è significativa solo per gli altri
Paesi europei, non per l’Italia che produce un suino completamente diverso. Le
migliori performance vengono realizzate da Danimarca, Olanda e Francia, dove
sono registrati i migliori incrementi medi giornalieri (Img), mentre per quanto
concerne l’indice di conversione (Ic), i migliori risultati sono di Danimarca,
Olanda e Gran Bretagna (tabelle 1 e 2).

Pesante italiano
dop

I costi sono suddivisi in due grandi tipologie,
costi espliciti e costi comuni o derivati e sono riferiti al primo semestre
2012. I costi espliciti comprendono: le spese per l’alimentazione, l’acquisto
degli animali da rimonta o da ristallo (per la scrofaia), le spese veterinarie
e dei farmaci, la manodopera, le spese per lo smaltimento dei reflui e dei
rifiuti, altri costi minori di gestione e imposte e tasse. I costi comuni o
calcolati riguardano gli ammortamenti dei cespiti, gli eventuali affitti di
strutture e gli interessi passivi sul capitale di anticipazione. Il sistema
produttivo preso in esame è un ciclo aperto.

Il costo del lattonzolo di 30 kg, marchiato e
idoneo per la produzione del suino pesante dop, è risultato pari a euro
2,605/kg, corrispondente a euro 78,15 per ogni suinetto (tabella 3). Il costo
dell’alimentazione rappresenta circa il 52% del costo complessivo. Il costo del
suino pesante pronto per la macellazione è risultato pari a euro 1,501/kg, del
quale circa il 58% rappresentato dal costo dell’alimentazione (tabella 4).

È facilmente comprensibile che nel secondo semestre
2012, preso atto della lievitazione dei costi dell’alimentazione, i risultati saranno
ben diversi. L’indice di conversione nella fase di ingrasso (30-176 kg) è
risultato pari a 3,57.

Intermedio o
leggero

Il sistema produttivo oggetto della rilevazione è
considerabile a ciclo chiuso, pur essendo organizzato su tre siti produttivi:
scrofaia, svezzamento e ingrasso, quest’ultima fase svolta all’esterno in
allevamenti condotti in soccida. Le scrofaie oggetto della rilevazione non
effettuano la rimonta interna ma acquistano le scrofette all’esterno. Inoltre,
avendo deciso la riconversione dell’indirizzo produttivo da suino pesante a
suino leggero, le aziende hanno mantenuto ferma la linea femminile e sostituito
i verri orientandosi sulla linea Pietrain.

Il costo del lattonzolo, trasferito agli
allevamenti di ingrasso a 29 kg, è risultato pari a euro 2,693/kg,
corrispondente a euro 78,10 per ogni suinetto (tabella 5). Il costo dell’alimentazione
rappresenta circa il 49% del costo complessivo.

Il costo del suino leggero di 125 kg, pronto per la
macellazione è risultato pari a euro 1,572/kg, del quale circa il 44%
rappresentato dal costo dell’alimentazione (tabella 6). L’indice di conversione
nella fase di ingrasso (29 – 125 kg) è risultato pari a 2,77.

La concorrenza
estera

Tornando a parlare di filiera del suino leggero o intermedio,
si sottolinea che il gap dell’efficienza tecnica deve essere rapidamente
colmato altrimenti, con un costo del suinetto grossomodo pari a quello
destinato alla produzione del suino pesante certificato, la filiera dell’intermedio
o leggero ha poche possibilità di reggere la concorrenza estera.

L’obiettivo, collegato alle richieste del mercato,
non è di facile soddisfacimento. Si tratta di produrre una mezzena con poca
copertura di grasso ma con una buona marezzatura delle carni allo scopo di
proporre sul mercato un prodotto che, oltre all’origine italiana, abbia
caratteristiche tecniche e organolettiche migliori delle carni di importazione.
Le principali difficoltà incontrate riguardano l’individuazione del tipo genetico
più idoneo per produrre il suino richiesto dal mercato, la messa a punto di
tecniche di produzione che consentano, in particolare, di migliorare l’uniformità
dei suini portati al macello (esempio: pareggio delle partite/lotti,
separazione dei maschi dalle femmine, immuno castrazione dei maschi), ancorché
di razionalizzare la gestione degli allevamenti e prioritariamente delle
scrofaie per poter competere con quelle estere.

Non solo, in prospettiva le scrofaie dovranno
programmare di sostituire la linea femminile, oltre che quella maschile, se
vorranno avvicinare la performance dei nostri allevamenti a quelli dei Paesi
nostri concorrenti.

Anche la gestione del finissaggio dei suini risulta
più delicata di quella del suino pesante, in quanto i tempi di ingrasso sono
molto brevi, serve maggiore uniformità del prodotto finale e la copertura e
marezzatura delle carni deve essere molto puntuale, altrimenti le mezzene non
sono adatte ad essere commercializzate nel circuito del suino leggero.

Considerazioni

In conclusione, alla luce dei primi risultati
economici presentati, si può dire che molta strada rimane da fare, sia in un
ambito e sia nell’altro. Anche la filiera del suino pesante deve migliorare gli
indici tecnici delle scrofaie e l’uniformità del prodotto finale. Ma è evidente
che la filiera del suino leggero (in una fase di start up) dovrà lavorare duro
se vorrà raggiungere risultati soddisfacenti e tali da renderla competitiva con
i sistemi produttivi dei partner e concorrenti esteri.

La filiera, intesa come l’insieme dei soggetti
interessati dal processo produttivo e della commercializzazione del prodotto,
deve entrare nell’ottica che questa produzione non può essere collocata sul
mercato in modo indifferenziato, ma deve essere identificata e posizionata in
modo adeguato nei negozi. Occorrono, inoltre, iniziative di comunicazione,
indispensabili se si vuole fare tutto il possibile affinché il progetto abbia
successo.

Allegati

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