INTERVISTA –

Per Xavier Beulin, presidente della Fnsea, la grande organizzazione agricola francese, la situazione è critica.

Suini, anche in Francia rischio-crack

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Nella seconda metà
di giugno oltre
10mila agricoltori
francesi aderenti alla Fnsea,
la federazione nazionale
dei sindacati agricoli, hanno
manifestato a Parigi per
chiedere maggiore attenzione
al comparto. Sotto i riflettori
il prezzo del latte su
cui è sceso in campo direttamente
il premier e la suinicoltura.
Per Xavier Beulin,
presidente del sindacato
agricolo francese, la situazione
è critica: «Da quasi
sei anni i suinicoltori
francesi si trovano ad affrontare
una situazione molto
difficile, stretti fra costi
di produzione molto elevati
e nessuna possibilità di scaricare
tali aumenti a valle
della filiera».
Con quali conseguenze?

Meno suini. Nel 2012 la
produzione francese è scesa
del 2,1%, portandosi a 24
milioni di suini prodotti e
un milione di scrofe. Gli
analisti prevedono un calo
della produzione intorno al
3% per il 2013, questo anche
per effetto delle normative
sul benessere delle scrofe,
in vigore da gennaio.

I prezzi?

Nel 2012 il prezzo pagato
ai produttori è stato di
1,60 €/kg,con un incremento
dell’11% rispetto all’anno
precedente. Tuttavia, se
i prezzi medi hanno raggiunto
livelli record dal
2001, rispetto ad allora la
spesa alimentare è cresciuta
del 60 per cento. Fra settembre
e ottobre la carne di
maiale ha superato i 300
euro alla tonnellata, poi i
prezzi sono crollati.

Come si è chiuso il
2012?


Con un sostanziale equilibrio,
ma non bisogna dimenticare
che il 2011 è stato
un anno solo in apparenza
positivo, perché una prima
esplosione dei costi di
produzione ha fatto perdere
di media 6 centesimi al chilogrammo,
23mila euro per
azienda, se si tiene conto
che un’impresa suinicola
media in Francia ha un patrimonio
di 200 scrofe oltre
all’ingrasso.
Il 2013, invece, come
procede?

Il calo dei prezzi ha proseguito
a gennaio, per stabilizzarsi
il mese successivo.
Solo due guizzi, fra febbraio
e marzo, hanno permesso
di agganciare il trend positivo
del mercato tedesco.
Ma i listini sono precipitati,
per ritrovarsi a maggio fra i
più bassi d’Europa. Una involuzione
tanto più negativa
se si pensa che proprio a
maggio il prezzo medio di
un suino si aggirava intorno
a 1,50 €/kg,con un costo di
produzione di poco oltre
1,75 €/kg, con una perdita
di più di 20 euro per capo.

Ora i listini hanno ripreso
a salire.


Già. Dall’inizio di giugno
il prezzo della carne
suina è in aumento di nuovo,
mentre stanno scendendo
i prezzi delle materie prime
per l’alimentazione. Un
miglioramento delle prospettive
destinato a continuare.

Come vanno i consumi?

In un contesto globale di
diminuzione dei consumi di
prodotti a base di carne, anche
il consumo di carne suina
è diminuito, passando
dai 34,4 kg pro capite/anno
del 2007 a meno di 31 kg
nel 2012. Oggi una famiglia
consuma circa 12 kg di
carne suina fresca e 30 kg
di salumi.

Etichettatura e Made
in France. Qual è lo stato
dell’arte?

In assenza di un quadro
europeo, il settore interprofessionale
suinicolo francese,
Inaporc, ha firmato il 15
dicembre 2010 un accordo
sull’etichettatura volontaria
dell’origine di tutti i prodotti
di maiale, fornendo informazioni
complete ai consumatori
in fase di acquisto.
In due anni l’etichettatura
volontaria è aumentata progressivamente
(per coprire
il 60% in termini di volumi)
e un mese fa abbiamo
raggiunto un’intesa per migliorare
l’etichettatura di
origine e promuovere il prodotto
francese con la sigla
Vpf, Viande de Porc
Française, carne di maiale
francese.

Con che prospettive?
L’obiettivo è rendere il
marchio Vpf un simbolo di
riconoscimento per i prodotti
francesi. Gli allevatori devono
essere in grado di ricevere
un prezzo remunerativo,
facendo leva su una migliore
conoscenza del prodotto
da parte dei consumatori
francesi.

Pensa che l’Unione europea
o altre lobby possano
interferire con questo
progetto?

Il tema è ancora oggetto
di dibattito. Noi continuiamo
a sottolineare la necessità
di estendere l’etichettatura
a tutti i prodotti, compresi
i prodotti trasformati. Ci
auguriamo che la Commissione
europea esamini la
questione entro l’anno, perché
l’etichettatura volontaria
ha dei limiti. E il ministro
dell’Agricoltura francese
dovrà essere combattivo.

Quali sono i vantaggi
dell’etichettatura di origine
su tutti i prodotti?

Con il recente scandalo
della carne di cavallo, il
vantaggio principale di una
tale etichettatura dovrebbe
ripristinare la fiducia dei
consumatori e soddisfare la
domanda di trasparenza sull’origine
dei prodotti alimentari.

In Italia, i suinicoltori
chiedono un’etichettatura
chiara sull’origine di tutti
i prodotti di maiale, ma il
percorso non è facile. Gli
allevatori francesi sono disponibili
ad allearsi?


Sappiamo che a Bruxelles
bisogna essere coesi per
ottenere i provvedimenti.
Quindi sì, possiamo allearci,
perché no.


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