Suiatria: dall’anamnesi alla diagnosi

Merial Swine Focus 2016: un workshop per ripercorrere il percorso diagnostico di un caso clinico: un caso di infezione da influenza virus accaduto nell’estate del 2015 in un allevamento a ciclo chiuso della Pianura Padana


diagnosi

Il Merial Swine Focus di quest’anno, organizzato il 19 febbraio scorso dall’azienda Merial Italia, leader a livello mondiale nel settore della salute animale, è stato realizzato con un approccio davvero innovativo e interessante: una videoconferenza a cui hanno preso parte esperti che operano nel campo della suiatria e molti partecipanti, soprattutto veterinari (liberi professionisti e/o dipendenti) e collaboratori degli Istituti zooprofilattici e di aziende mangimistiche.

Per l’occasione, sono state utilizzate quattro diverse postazioni collocate nelle città di Padova, Mantova, Brescia e Cuneo dalle quali relatori e partecipanti sono rimasti collegati per tutta la durata della videoconferenza.

Il workshop dal titolo: “Dall’anamnesi alla diagnosi in suiatria: il percorso diagnostico a chilometri zero” ha previsto l’intervento di: Michele Drigo e Mazzariol Sandro, dell’Università di Padova, Roberto Bardini, di Nutreco Italy, Carlo Rosignoli dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia ed Emilia-Romagna, Loris Alborali ed Enrico Giacomini dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Brescia e Marco Faccenda, libero professionista di Cuneo. Nel corso della mattinata i partecipanti hanno potuto confrontarsi su un caso clinico accaduto nell’estate del 2015: un’infezione da influenza virus in un allevamento a ciclo chiuso della Pianura Padana.

Interessante perché accaduto d’estate

Il caso è stato ritenuto di particolare interesse in quanto l’insorgenza della sintomatologia si è verificata nel periodo estivo (stagione che sempre più spesso vede manifestazioni cliniche di influenza), ma anche perché la sintomatologia è stata di tipo anomalo, ovvero non caratterizzata dalle tipiche problematiche respiratorie ma bensì da forme respiratorie atipiche associate a una scarsa efficienza dell’allevamento, in particolare nella fase di messa a terra.

Tutti i relatori conoscevano esattamente il caso clinico e la relativa diagnosi finale e ognuno di loro ha avuto il compito di fornire ai partecipanti tutte le informazioni (suddivise per competenza) necessarie alla comprensione e risoluzione del caso, partendo dall’anamnesi per arrivare alla diagnosi.

Tra un intervento e l’altro è stato lasciato il tempo necessario affinché i partecipanti, suddivisi in gruppi, potessero discutere delle informazioni ricevute per elaborare ipotesi o domande da porre agli esperti con l’obiettivo finale di decretare la diagnosi corretta.

Le informazioni fornite ai partecipanti

Di seguito sono riportate tutte le informazioni fornite nel corso del workshop dagli esperti ai partecipanti.

Anamnesi ambientale e management

– Azienda localizzata nel territorio della Pianura Padana in zona ad alta densità zootecnica, vicina ad altri allevamenti di suini.

– 700 scrofe. Ciclo chiuso. Bande settimanali con svezzamento a 24 giorni di vita (5,5-6,5 kg). Produzione di scrofette a genetica Pic con acquisto seme esterno e produzione interna.

– Siero infezione Prrs per acclimatamento (ora abbandonato).

– Presenti le seguenti misure di biosicurezza: lavaggio mezzo all’ingresso, tutto pieno tutto vuoto per capannone (Tptv), tranne ingrasso e gestazione dove tale pratica è limitata a singoli box.

– Le strutture sono lavate e disinfettate a ogni svuotamento delle stesse mediante idropulitrice, disinfettanti, ecc.

– Tipo di alimentazione: broda, tranne svezzamenti (secco).

– Protocolli vaccinali in essere. Suini da produzione: PCV2 a metà lattazione in combine con MH, AD da piano obbligatorio, APP a 50 e 70 giorni in simultanea con AD; scrofe: AD, RA; scrofette: una terza vaccinazione con APP prima dell’entrata in stimolazione.

– Accreditamento Aujeszky ottenuto.

Parametri produttivi, riproduttivi e situazione sanitaria

Portata al parto: 80%.

– Indice di fertilità: non riportato.

– % mortalità: elevata mortalità storica per E. coli multiresistente e APP dal post-svezzamento fino a inizio ingrasso (70-80 kg peso vivo). Ingrasso: sporadiche mortalità da HBS. Sottoscrofa: non conosciuta.

– Suinetti svezzati/scrofa: 24,2.

– Suini macellati/scrofa: non riportata.

Sintomatologia manifestata prima visita

– Mortalità improvvisa in magronaggio (30/70 kg peso vivo).

– Svezzamento: enteriti da E. coli sotto controllo.

– Aumento degli scarti vs storico tra i 35 e 50 giorni di vita.

Gruppo reattivo agli stimoli e segni sporadici di dispnea in svezzamento. Medicazione al momento della 1° visita: amoxicillina + colistina. Presenza sporadica di artriti tarsiche (gli animali con artriti tarsiche non erano gli stessi che avevano dispnea). Presenza di suini di peso disomogeneo “vuoti” (che non avevano mangiato); moderato aumento della mortalità.

Diagnostica pregressa

– Prrs positivo alla Pcr nel siero a 60 giorni di vita. APX4 positivo dai 15 giorni di vita fino a 70 kg peso vivo, con finestra di negatività attorno ai 60 giorni di vita.

– Anatomia patologica dei polmoni: pleuropolmonite fibrinosa (magroni).

– Enteriti da Escherichia coli multiresistente dal post-svezzamento fino a 40 kg peso vivo con andamento a macchia di leopardo su tutti i lotti.

(È stato presentato anche un filmato ripreso in allevamento nel corso del focolaio: il sintomo clinico più evidente in alcuni soggetti era la tachipnea, nonostante conservassero una buona reattività agli stimoli).

Necroscopie

Dalla sala necroscopie della facoltà di veterinaria dell’Università di Padova, Mazzariol ha effettuato l’esame necroscopico su 7 suinetti morti nel corso del focolaio e successivamente congelati.

I reperti anatomo-patologici più importanti rilevati negli animali sono stati i seguenti:

– Disomogeneità di peso.

– Pallore della mucosa orale.

– Lieve scolo nasale sieroso in un soggetto.

– Diffuso edema sottocutaneo e muscolare.

– Linfonodi inguinali e sternali reattivi, di color bianco lardaceo che indica una reattività cronica.

– Modica presenza di trasudato nelle articolazioni degli arti.

– In cavità toracica presente versamento sieroso in alcuni soggetti e siero-ematico in altri; moderato edema polmonare diffuso; lieve enfisema generalizzato in un soggetto; pleurite fibrinosa cronica in tre soggetti; bronco-polmonite apicale bilaterale in un solo soggetto; aderenze organizzate tra epicardio e pericardio; pericardite fibrino-purulenta grave in un soggetto.

– In cavità addominale si rilevava modico versamento sieroso; iperemia generalizzata delle anse intestinali; flaccidità delle anse intestinali; lieve enterite catarrale; linfonodi mesenterici reattivi; facilità allo scapsulamento dei reni; fegato e pancreas avevano alterazioni autolitiche post-mortali; nella mucosa dello stomaco è presente dell’ipercheratosi cardiale in 1 soggetto, ulcere di grado 2 sempre a livello di zona cardiale in 3 soggetti, piccole erosioni mucosa fundica in un soggetto.

Un lavoro di gruppo

Dopo aver ricevuto tutte queste informazioni, i partecipanti si sono organizzati in gruppi e hanno lavorato insieme per definire le indagini diagnostiche da utilizzare, il sospetto diagnostico e la diagnosi differenziale.

Dopo mezz’ora di lavoro sono stati presentati i risultati di ogni gruppo, commentati poi da Alborali, che dopo aver lasciato ampio spazio alla discussione tra i partecipanti, è intervenuto suggerendo le corrette indagini diagnostiche da attuare in questo specifico caso (vedi box). Al termine dei lavori di gruppo, i relatori hanno fornito ai partecipanti anche le ultime informazioni, quelle relative agli esiti di laboratorio e agli interventi terapeutici effettuati.

Gli esiti di laboratorio

Nei tamponi nasali è emersa una debole positività a Prrs-v e una positività al virus dell’influenza (sottotipo H1N2).

Dagli animali morti sono stati isolati Pasteurella multocida e Streptococcus suis.

Interventi terapeutici

Nel corso del primo sopralluogo e durante l’attesa dei referti era stata proposta ed effettuata una medicazione del mangime del settore post-svezzamento con paracetamolo (800 ppm) + clortetraciclina (800 ppm) + sulfadimetossina (2000 ppm). I sintomi erano leggermente rientrati, la mortalità era rimasta costante ma c’era stata una riduzione degli scarti di circa un 10%.

Dopo gli esiti dei tamponi nasali è stata effettuata la vaccinazione per influenza secondo il seguente schema: doppio intervento a distanza di 21 giorni con vaccino Gripovac 3 su tutti i riproduttori, seguito dopo un mese da un intervento fisso a 90 giorni di gestazione. Al fine di contenere i costi si è scelto di non vaccinare i suinetti sottoscrofa (3 giorni di vita) e allo svezzamento. È stata mantenuta la terapia orale sopra descritta per 2/3 settimane a cavallo dei 56/60 giorni, mentre è stata eliminata la terapia base di amoxicillina e colistina.

Dopo circa 3 mesi si è ottenuto un significativo miglioramento della sintomatologia con scomparsa quasi totale di soggetti scarti e un miglioramento del peso vivo medio allo spostamento nei magronaggi.

Un monitoraggio del gruppo con corde per raccolta di fluidi orali ha dimostrato che dopo circa 3 mesi dal primo sopralluogo vi era ancora positività a Prrs a diverse età e positività a influenza virus in animali di 60 giorni pur in assenza quasi totale di sintomatologia evidente.

 

LE INDAGINI DIAGNOSTICHE

Nel dettaglio, per quanto riguarda le indagini diagnostiche da attuare, Alborali ha proposto:

– tamponi nasali sui suinetti che manifestano forma clinica acuta (febbre, scoli nasali, scoli oculari, ecc) per effettuare Pcr dei più comuni virus respiratori;

– esame del sangue degli stessi soggetti per verificare la viremia;

– esame necroscopico dei morti nel corso del focolaio;

– esame necroscopico dei morti del settore sotto-scrofa.

Per quanto riguarda l’uso delle corde per la raccolta dei fluidi orali, i diversi relatori concordano che in questa situazione non sono efficaci quanto un tampone nasale su animali clinici ben selezionati, ma rimane un ottimo strumento per il monitoraggio periodico di un gruppo di animali.

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 4/2016

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