Sisma Norcia, ingenti danni a magazzini e prosciuttifici

L’intera filiera suinicola è in ginocchio. Tra le strutture colpite: stalle, macellerie e norcinerie. C’è chi porta via gli animali e chi i prosciutti, e poi c’è chi è costretto a chiudere l’attività, perché senza alternative


norcia

Oltre ai centri storici, alle abitazioni, alle chiese e bellezze architettoniche, i terremoti che hanno colpito il Centro Italia il 26 e 30 ottobre, hanno messo in ginocchio l’intera economia di un’area, in parte già colpita dal sisma del 24 agosto, che aveva provocato morti e distruzione. Ed economia, nella Valnerina, il cuore dell’Umbria, vuol dire agricoltura e zootecnia.

L’epicentro dell’ultimo violento terremoto (di magnitudo 6.5, il più elevato dall’Irpinia 1980) è stato proprio Norcia, la patria della norcineria e del pregiato prosciutto, che nel 1997 – anno del precedente significativo sisma che aveva colpito la cittadina umbra – ha ottenuto il marchio europeo di indicazione geografica protetta (igp). Una produzione, quella del prosciutto di Norcia Igp, – secondo quanto stima la Coldiretti – che, con 2.350 tonnellate fattura oltre 50 milioni di euro, oltre a rappresentare un patrimonio culturale del paese, oltre che economico e occupazionale. Fra le strutture pesantemente danneggiate, anche i magazzini e i prosciuttifici, utilizzati principalmente per la fase della stagionatura.

I danni sono ancora incalcolabili

Centinaia le aziende agricole colpite, stalle crollate, manca la luce elettrica, manca l’acqua, sono andati distrutti capannoni, fienili e recinzioni. Nel crollo di pareti e tetti delle stalle, molti animali sono morti schiacciati.

È in ginocchio l’intera filiera suinicola, dagli allevamenti, ai magazzini di stagionatura, alle macellerie e norcinerie, dove turisti e appassionati di queste produzioni tipiche venivano ad acquistare prosciutti e salumi della Valnerina. Sono ancora incalcolabili i danni alle strutture, alle singole attività, agli allevamenti. C’è chi ha dovuto portare via i capi di suini, chi ha portato lontano da Norcia tutti i prosciutti perché molto di quello che aveva è crollato. C’è chi è costretto a chiudere l’attività, perché non ha avuto alternative.

I ricoveri di emergenza

Negli allevamenti e nelle aziende agricole non si è perso tempo, ci si è rimboccati le maniche cercando subito alternative per non far morire l’attività «Per gli allevamenti di suini – spiega Raffaele Capponi, tecnico della Cia, impegnato nelle aziende di Norcia – si stanno allestendo ricoveri di emergenza (a cura dei tecnici dell’Agenzia regionale forestale) che vengono realizzati proprio nelle stesse aziende con hanno le stalle danneggiate a Norcia».

Solidarietà tra allevatori e agricoltori

Intanto si è creata una rete di solidarietà fra allevatori e agricoltori, che prevede la possibilità di consegnare direttamente fieno, farine o cereali per l’alimentazione animale agli allevamenti colpiti dal sisma che ne avessero bisogno (info ai numeri 075.5002953 e 335.1251250). E come avvenuto per altri eventi sismici (Emilia 2012 e il più recente ad Amatrice) è già partita una gara di solidarietà per aiutare le aziende agricole in difficoltà.

Un appello fin dalle ore successive all’evento sismico è arrivato da Valentina Fausti, giovane imprenditrice di Norcia: «La casa e la stalla erano già crollate il 24 agosto. Erano rimasti solo il negozio e il laboratorio ma dal 30 ottobre non abbiamo più neanche quelli» ha spiegato la Fausti, calcolando danni per circa due milioni di euro. È stato perso anche tutto il raccolto di cereali stipato nei magazzini del casolare crollato. A quest’azienda restano i 400 suini dell’allevamento sotto Monte Patino (a 4 km da Norcia), ora senza recinzioni né stalle e, soprattutto, senza acqua. «Non lasciamo Norcia – conclude -, mi sono sempre dedicata a questo lavoro e non voglio abbandonarlo. Se ce ne andiamo anche noi giovani, è finita».

La modifica temporanea del Disciplinare

Una settimana dopo il sisma, poi, il ministero delle Politiche agricole ha pubblicato il decreto di modifica temporanea del Disciplinare di produzione igp del prosciutto di Norcia consentendo lo spostamento delle fasi di elaborazione e stagionatura di quelli presenti in strutture inagibili o danneggiate dal sisma anche al di fuori della zona di produzione individuata come igp.

L’assessore regionale all’agricoltura ha ringraziato il ministro Maurizio Martina e il Capo dipartimento delle politiche competitive del ministero, Luca Bianchi: «perché hanno prontamente accolto la richiesta avanzata dalla Regione a tutela di una produzione di qualità dell’Umbria» – ha detto.

«Il provvedimento del Governo – ha aggiunto Cecchini – consente l’ottenimento di questa specifica certificazione e scongiura l’ipotesi di interruzione di immissione al consumo del prodotto. Inoltre il Decreto crea una condizione di parità tra i diversi Consorzi per quanto riguarda la prosecuzione del proprio lavoro, sia per quelli che proseguiranno l’attività nell’areale di Norcia, sia per quelli che invece opereranno al di fuori. In questo contesto inoltre il mantenimento della produzione costituisce anche un presidio territoriale e un fattore di identità per la comunità di riferimento. Come noto dal 24 agosto scorso, e poi con le successive scosse, sono state colpite dal sisma vaste aree a confine tra Umbria e Marche e tra queste la zona di produzione dell’igp Prosciutto di Norcia, tra cui in particolare i comuni di Preci e Norcia, con danni rilevanti anche a storici prosciuttifici. La modifica al disciplinare ha una efficacia di 12 mesi, un tempo che dovrebbe essere sufficiente – ha concluso Cecchini – alla messa in sicurezza dei prosciuttifici attualmente inseriti nel circuito di qualità igp Prosciutto di Norcia».

 

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