Il ruolo fondamentale delle fiere secondo Lorenzo Fontanesi

Il presidente di Unapros: è auspicabile cercare maggiori occasioni di confronto tra produttori di suini e produttori di prosciutti


fontanesi

«Oggi la suinicoltura italiana si trova in una situazione nella quale il prezzo di mercato più vigoroso ha portato una parte dei produttori di prosciutto a cercare di avviare produzioni un po’ più specializzate, ma con sempre maggiore difficoltà, perché non sempre si riesce a ricavare una remunerazione adeguata del suino vivo». Così traccia il quadro del comparto Lorenzo Fontanesi, presidente di Unapros, l’associazione che riunisce Opas, Assocom, Asser, Aps Piemonte e Suinmarche. Che allo stesso tempo aggiunge: «Rispetto a questa esigenza, un’ipotesi di lavoro esisterebbe. Noi la identifichiamo nella segmentazione produttiva. Che tuttavia, ad oggi, resta ancora solo un’idea sulla carta, dal momento che non tutti i prosciuttai si trovano d’accordo su questa linea di condotta. Non resta altro, dunque, se non cercare di ottimizzare i costi di produzione».

Tuttavia, in questo modo la produzione rimane in balia di logiche economiche invece che di logiche di produzione. La posta in gioco, che rappresenta anche il rischio reale, è quella dell’indifferenziazione del prodotto dop.

La parola d’ordine è “filiera”

Per uscire da questo stallo e cercare un compromesso praticabile tra le attuali esigenze divergenti Fontanesi indica come «auspicabile un maggiore confronto tra produttori di suini e produttori di prosciutti».

Prosegue il presidente: «L’esperienza del Gran suino italiano (Gsi) e la logica delle fiere potrebbero essere d’ausilio a sbloccare tale situazione di stallo. E la parola d’ordine, come sempre, è “filiera”. In altre parole, a fronte di una filiera che si muove in modo autoreferenziale, si impone la necessità di momenti di incontro e di confronto tra le parti».

Quando potrebbero realizzarsi questi momenti d’incontro? Risponde ancora Fontanesi: «Anzitutto potrebbero materializzarsi a livello di tavolo ministeriale. Tuttavia in questo caso siamo fermi. Come abbiamo visto, l’Sqn (Suino di qualità nazionale) non ha portato a nulla e tutti gli altri aspetti della produzione sono stati lasciati a se stessi. Sarebbe auspicabile che questo tavolo venisse ripreso e riprendesse il lavoro da dove lo ha lasciato».

Un secondo luogo di opportunità, secondo il presidente di Unapros, sono le fiere: «Anche se non sono un tavolo istituzionale, tuttavia hanno finalità diverse e apprezzabili. In questi anni, e mi riferisco in particolare alla Rassegna suinicola internazionale di Reggio Emilia, dobbiamo ammettere a malincuore che esse si sono spostate più sull’aspetto convegnistico, tralasciando progressivamente la parte di esposizione (la mostra di animali alla Rassegna suinicola per ovvi motivi sanitari). Tuttavia, le fiere rimangono un luogo e un momento di confronto e, in quanto tali, sarebbero in grado di far emergere ipotesi di lavoro concrete che poi, successivamente, a livello istituzionale potrebbero venire realizzate».

Il ruolo dell’Oi

Una volta portate alla luce le possibili ipotesi di lavoro, per passare poi alla fase istituzionale, potrebbe entrare in gioco il soggetto ministeriale, come già ipotizzato, oppure l’Oi (Organizzazione interprofessionale). Come sottolinea Fontanesi, «quello dell’Oi è un luogo di referenza istituzionale, una realtà molto importante nata in Emilia-Romagna, nella cui aggregazione la regione crede molto, e la cui compagine sociale in questi ultimi tempi è cresciuta ampiamente. Potrebbero davvero rappresentare un valido trampolino di lancio».

 

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