Non sempre il consumo degli alimenti è ottimale, soprattutto per le scrofe in allattamento e i suinetti in fase di svezzamento. Ecco alcuni metodi che consentono di migliorare le performance stimolando la fase di digestione

Regole per ottenere una ingestione di qualità

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Negli allevamenti si ritrovano circostanze nelle quali il consumo di alimenti da parte degli animali non è quello ottimale. Questo accade spesso per le scrofe in lattazione e per i suinetti in svezzamento. Ottenere una maggior ingestione di mangime nelle fasi di crescita intorno allo svezzamento, in particolare già con il mangime presentato ai suinetti in lattazione, sottoscrofa, porterà a maggiore ingestione di mangime nelle fasi di crescita più distanti dallo svezzamento, e a più elevate capacità digestive. L’intestino avrà capacità di assorbimento. Dovranno quindi essere sempre applicate le tecniche, alimentari e non, che stimolano l’ingestione.
Per avere un buon mangime sottoscrofa è necessario considerare diversi fattori. È necessario utilizzare materie prime di ottima qualità e che abbiano avuto trattamenti fisici per la sanificazione e il miglioramento della digeribilità. L’integrazione deve essere molto curata con oligoelementi, vitamine e additivi quali probiotici, enzimi e acidificanti. Ed è necessario ottenere una grande appetibilità, anche con l’impiego di aromatizzanti ed edulcoranti. Questo determina un elevato costo di questi mangimi, costo che sarà ripagato dalle successive migliori crescite degli animali.
È quindi importante massimizzare l’ingestione del mangime in queste fasi iniziali del ciclo di crescita. Sottoscrofa possiamo distribuire a terra il mangime, magari solo una parte, che incuriosirà il suinetto portato istintivamente a grufolare. Nei primi giorni possiamo utilizzarlo in forma di farina quindi passare al pellet. Ancora per favorire l’ingestione la mangiatoia dovrà essere posta ben in vista, magari vicino all’abbeveratoio. Se possiamo è bene, compatibilmente all’organizzazione aziendale, inumidire il mangime. Infatti sia in forma di pastoncino sia in quella liquida il mangime umido risulta più appetibile garantendo maggiori ingestioni e tutti i vantaggi noti dell’alimentazione umida. Ricordiamoci che i suinetti vengono da un’alimentazione che consisteva in poppate frequenti di latte materno con ingestione contemporanea di acqua e nutrienti. Anche per la maggior somiglianza del pastoncino umido al latte, il suinetto si adatterà più velocemente a questa forma rispetto a quella secca. Sarà bene fare più somministrazioni giornaliere, la pulizia deve sempre essere scrupolosa e il rinnovo del mangime frequente.

Preferenze precoci
L’acquisizione delle preferenze innate verso un aroma, un sapore, sembra svilupparsi già prima della nascita attraverso la trasmissione di segnali chemio-sensoriali dalla dieta della madre alla prole attraverso il liquido amniotico. Alcuni composti aromatici ingeriti dalla scrofa gravida sembrano essere percepiti dal feto anche attraverso il sangue materno nell’epitelio olfattivo attraverso la circolazione del sangue placentare. Alcuni risultati in letteratura suggeriscono che un aroma presente nella dieta per le scrofe risulta poi familiare ai suinetti allo svezzamento aumentando l’appetibilità per alimenti con tale aroma e riducendo lo stress da svezzamento, quindi migliorando l’efficienza alimentare e il benessere dei suinetti. Un recente lavoro di ricerca svolto in Olanda ha studiato il comportamento di suinetti nati da scrofe che a fine gestazione avevano ingerito un mangime aromatizzato con anice in confronto con suinetti nati da scrofe che mangiavano senza aroma di anice. Tutti i suinetti hanno poi avuto a disposizione sia mangime aromatizzato con anice sia un mangime di controllo, il risultato è stato che i suinetti nati dalle scrofe che mangiavano la dieta all’anice hanno ingerito più mangime e sono cresciuti meglio. Inoltre hanno manifestato meno problemi enterici. Una spiegazione è che questi suinetti abbiano riconosciuto l’aroma di anice e siano stati per questo avvantaggiati nel passaggio dal latte materno al mangime.

I gusti riconosciuti
Ingredienti che portano il gusto dell’amaro suscitano comportamenti alimentari di avversione verso la dieta in quanto molti fattori anti-nutrizionali sono correlati a questo sapore nei prodotti vegetali. Le materie prime tradizionalmente utilizzate nella formulazione delle diete sono state selezionate nel tempo anche per l’assenza di fattori anti-nutrizionali, ma i loro prezzi di mercato spesso fluttuano con picchi che spingono i formulisti a ricercare fonti energetiche e proteiche alternative. In queste occasioni spesso l’appetibilità del mangime gioca un ruolo molto importante e può portare a limitare l’ingestione. Alimenti quali colza, girasole, sorgo, ma anche distiller ed estratti vegetali possono determinare riduzioni di ingestione legate alla presenza di fattori anti-nutrizionali. Recentemente è stato evidenziato che le fonti proteiche meno accettate dai suini sono quelle da estratti di patata, girasole e colza, presumibilmente per la presenza di alcaloidi, glucosinolati e, anche, lignina. Nella tabella 1 sono riportati diversi fattori antinutrizionali e le materie prime più a rischio.
Gli alimenti che invece risultano essere preferiti sono quelli con sapore dolce, salato o con gusto “umami”, l’ultimo, in ordine di scoperta, dei 5 gusti fondamentali (gli altri due sono aspro e amaro) percepiti dalle cellule recettrici specializzate; l’umami è il gusto sapido, precisamente da glutammato, un sapore tipico delle proteine e in particolare è dato da aminoacidi liberi.
In termini di alimenti che stimolano l’ingestione dei suinetti risultano ai primi posti il siero di latte essiccato, meglio del solo lattosio, e altre fonti alimentari di origine animale quali proteine del latte, farine di sangue e plasma essiccato, farine di pesce di buona qualità. Nella tabella 2 sono riportati alcuni componenti alimentari che devono comparire spesso nei mangimi per suinetti allo svezzamento.
In generale possiamo affermare che gli alimenti più appetibili per i suini risultano quelli di origine animale. Per esempio in letteratura si ritrova che tutte le proteine idrolizzate, di origine animale o vegetale, sono adatte ai suinetti, ma sono quelle di origine animale a essere preferite se si lascia scegliere agli animali. Più appetibili sono le materie prime private dei fattori antinutrizionali (o tossici), quelle con elevata digeribilità e quelle che non risultano con sapori amari o aspri.

Qualità per i suinetti
Diverse ricerche sono state svolte nel tentativo di trovare valide alternative agli alimenti preferiti dai suinetti che, non a caso, risultano sempre essere di alta qualità. Ma gli alimenti a base di lattosio e il plasma di sangue essiccato possono essere sostituiti solo parzialmente.
Comunque qualcosa si può fare, per esempio l’impiego di aromi ben selezionati potrebbe aiutare nel prevenire riduzioni di ingestione quando si vogliano utilizzare materie prime con ridotta appetibilità o anche quando si aumenti la quota di cereali crudi nella razione a discapito di quelli cotti, più facilmente digeribili. Anche l’impiego di acidi organici a corta catena è utile nel favorire l’ingestione a causa di un positivo effetto sull’appetibilità e favorendo la salivazione degli animali.
Riepilogando, per stimolare l’ingestione nei suinetti lavorando sull’appetibilità possiamo considerare utile “condizionare” i suinetti a determinati sapori fin da quando sono legati alla madre. Possiamo aumentare la digeribilità della dieta e ridurre tutti i fattori antinutrizionali, anche impiegando le tecnologie mangimistiche, quali cotture o trattamenti enzimatici, che hanno l’ulteriore vantaggio di favorire il rilascio di nutrienti (zuccheri semplici o aminoacidi) legati a sapori appetibili. Infine consideriamo la possibilità di aromatizzare le razioni alimentari soprattutto in vista di cambiamenti di materie prime fatti alla ricerca di alimenti alternativi, magari di minor costo.


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