Prospettive incerte. Quali equilibri futuri?

Da poche settimana l’atteso rapporto trimestrale di Rabobank è stata pubblicato. Quello di inizio anno è un numero particolarmente importante in quanto in esso si tirano le somme dei dodici mesi appena trascorsi e si fanno le previsioni sul futuro prossimo. Il 2015 dovrebbe essere l’anno in cui si cercano nuovi equilibri, dopo un 2014 in chiaroscuro che ha visto i prezzi ai massimi storici nelle Americhe e in parte del Sud-Est asiatico a causa della Ped, mentre in Europa, per effetto dell’embargo russo, si è assistito a un surplus di produzione che ha portato a mercati con prezzi mediamente bassi. Anche in Cina si è registrata un’annata contrassegnata da una debolezza generale. In ogni caso quelle che Rabobank stessa ha definito come turbolenze (possibile ricomparsa di casi di Ped su larga scala, la Peste suina africana, il divieto russo all’import da paesi Ue, Canada e Usa, l’andamento dei tassi di cambio in relazione al dollaro statunitense) contribuiranno a mantenere un certo margine di incertezza anche nel corso del 2015. In figura 1 si evidenzia l’evoluzione del dollaro rispetto ad altre monete nel corso degli ultimi 2 anni. In generale si può vedere come a fronte di una certa stabilità, sul finire del 2013 e poi nel corso del 2014, si è assistito a un generale rafforzamento della valuta americana soprattutto nei confronti di yuan cinese, real brasiliano, per non parlare del rublo che si è quasi dimezzato. Analizziamo ora la situazione nei paesi che hanno maggior peso a livello suinicolo globale.

Cina

Dopo un’annata 2014 deludente (con una perdita di circa 15 $ per suino venduto), le prospettive per il 2015 sono deboli anche a causa della frenata del Pil (previsto per l’anno in corso in aumento solo del 7%) che si è dimostrato avere una correlazione diretta con il consumo di carne di maiale. Secondo le previsioni Rabobank non è da escludere nel corso dell’anno qualche fiammata dei prezzi soprattutto in considerazione del fatto che il numero di suini e scrofe allevati è diminuito ulteriormente nel 2014 toccando per quanto riguarda le scrofe (44 milioni), il minimo dal 2009 a questa parte. Nel frattempo continua il trend che porta alla scomparsa dell’allevamento back-yard e di piccole dimensioni a favore delle realtà industriali su larga scala. Le aspettative negative da parte degli allevatori si evidenziano comunque anche da quanto successo sul finire del 2014 quando il prezzo dei lattonzoli ha continuato a calare nonostante una tenuta dei prezzi dei suini da macello e delle carni, segno che gli ingrassatori hanno cercato di contenere il numero di suini ristallati in attesa di capire meglio in quale direzione si muovesse il mercato. In ogni caso il calo di produzione potrebbe generare uno sbilancio rispetto alla domanda con la conseguenza di far aumentare i prezzi. Complessivamente nel 2014 (periodo gennaio-novembre) si è registrata una diminuzione complessiva dell’import pari al 4,3%, gli Stati Uniti rimangono il principale fornitore (21% del totale) e rispetto al 2013 hanno mantenuto i volumi inalterati. Al secondo posto viene la Germania con il 18% che però ha accusato un calo del 14,9% rispetto ai volumi dell’anno precedente. Seguono poi la Spagna che ha fatto segnare un +30% e la Danimarca anch’essa in progresso del 4,4%. Nel 2015 secondo le stime Rabobank, l’import dovrebbe invece far segnare un andamento complessivamente positivo per effetto del calo nella produzione nazionale e dei prezzi che a livello internazionale (Usa e Ue in particolare) tendenzialmente si manterranno più bassi rispetto all’anno precedente. In generale il 2015 dovrebbe essere comunque un’annata dove i margini torneranno ad avere un segno positivo anche se in termini molto limitati.

Usa

Come già scritto, la comparsa della Ped ha portato i prezzi ai massimi storici per l’intero anno 2014. L’euforia sui mercati ha determinato una crescita nell’anno trascorso nel numero di scrofe (+2%) con un trend al rialzo dal momento che nel 4° trimestre 2014 e 1° trimestre 2015 le proiezioni dei parti attesi erano pari al +3% e +4% rispetto ai periodi analoghi dell’anno precedente. Nello stesso tempo i casi di Ped nell’inverno in corso si sono dimezzati rispetto a quanto osservato nel passato inverno. Queste premesse, che depongono a favore di un aumento di produzione per il 2015, hanno portato i futures per la carne di maiale a diminuire nonostante rimangano prospettive di guadagno per gli allevatori Usa anche in funzione dell’analisi del movimento dei futures sulle principali materie prime usate nell’alimentazione come mais e soia. Il guadagno nel 2015 dovrebbe attestarsi intorno ai 10 $/suino sicuramente ridimensionato rispetto ai 51 $/suino dell’anno precedente, ma ben al di sopra di quella che è stata la media dei guadagni degli ultimi 10 anni che è stata pari a 3 $/capo. In figura 3 si illustra l’andamento del margine per suino macellato dai produttori Usa dal 2000 ad oggi. Anche l’export Usa è stato sostenuto nel corso dell’anno passato complice l’allargarsi della Ped verso due paesi che storicamente sono importatori come Messico (1° importatore assoluto col 28% del totale export) e la Corea del Sud (4° importatore assoluto con l’8% sul totale). Senza questa situazione contingente l’export statunitense avrebbe chiuso invece con un segno meno. Nel 2015 si dovrebbe assistere a un aumento dei capi macellati del 4% il cui effetto sarà parzialmente attutito dal diminuire dei pesi medi dei suini inviati al macello (il trend da anni vede un aumento che l’anno scorso è stato particolarmente marcato in quanto si è cercato di sopperire alle perdite della Ped con l’aumento del peso alla macellazione). Quest’anno ci dovrebbe essere un ridimensionamento dei pesi rispetto al 2014 di circa l’1% (peso morto).

Unione europea

Dopo un’annata 2014 deludente, le prospettive per il 2015 sono deboli anche a causa della persistenza del divieto all’export verso la Russia. A livello Ue la produzione da gennaio a ottobre è salita dello 0,4% a 18,3 milioni di t. Tale aumento in concomitanza con un calo dell’export del 6,3% e una diminuzione dei consumi dell’1,5%, ha determinato un surplus nel medesimo periodo di circa 500mila t. Tale eccedenza ha continuato e continua tuttora a fare sentire i propri effetti negativi sui prezzi dei suini da macello che già storicamente sono bassi nella fase di avvio d’anno. Le prospettive non favorevoli sono confermate anche dal prezzo dei suinetti che, in contrasto con gli andamenti stagionali, a dicembre 2014 non ha avuto il solito rialzo e, anzi, ha registrato il minimo dell’anno a 36 €/capo (Fig. 4). Gli aspetti positivi che potrebbero portare un’inversione di tendenza sono rappresentati dalla possibile crescita dei consumi che presumibilmente hanno toccato il fondo e dovrebbero riprendersi anche grazie al calo dei prezzi al consumo a differenza del costo della carne di bovino che rimarrà elevato, l’aumento dell’export legato alla svalutazione dell’euro nei confronti del dollaro e una rapida, quanto auspicabile, riapertura dei mercati in direzione della Russia. Secondo fonti autorevoli a partire da agosto 2015, alcuni tra i paesi membri Ue (l’Italia dovrebbe essere parte di questa lista) potrebbero iniziare nuovamente a intraprendere scambi commerciali con la Russia per una serie ben delimitata di prodotti come il grasso, le parti della carcassa a maggiore contenuto in grasso e i sottoprodotti della macellazione.

Brasile

Nonostante sul finire dell’anno (novembre e dicembre) si sia avuta una frenata rispetto ai prezzi record di ottobre per effetto di un notevole aumento delle macellazioni, i risultati per l’anno 2014 sono stati assolutamente lusinghieri. Anche l’export nonostante sia calato del 5% in termini di volumi (soprattutto per la contrazione di 60mila t verso l’Ukraina), ha fatto registrare un +18% in termini di valore. In generale l’export brasiliano (+38% verso la Russia, +14% verso Singapore, +4% verso l’Angola) ha goduto della situazione di embargo determinata dalla Russia stessa nei confronti di Ue, Usa e Canada (Fig. 5), ma questa condizione dovrebbe essere destinata a esaurirsi nel corso del 2015, ecco perché per il paese carioca sarà fondamentale trovare nuovi sbocchi. Importante non in termini quantitativi, ma soprattutto in termini di immagine il fatto che gli Stati Uniti abbiano autorizzato l’import di carne fresca dallo stato di Santa Caterina. Tale apertura insieme alla svalutazione tuttora in corso del real Brasiliano potrebbe servire per aprire nuovi canali all’export. Sul fronte interno il 2014 ha fatto segnare una stabilità dei consumi che si prevede possano crescere nell’anno in corso anche in funzione del fatto che la carne bovina dovrebbe continuare a mantenere alti i propri prezzi. Combinando quindi l’aumento dei consumi, con quello dell’export e le previsioni sul costo delle materie prime che dovrebbe mantenersi basso almeno per il primo semestre 2015, si prevede un’annata ancora fortemente positiva per gli allevatori brasiliani anche se i guadagni rallenteranno nella seconda parte dell’anno complice l’ulteriore aumento di produzione atteso e gli aggiustamenti al ribasso a livello macroeconomico nazionale.

Canada

L’anno 2014 è stato particolarmente favorevole grazie all’export verso gli Usa colpiti, come più volte ricordato, dal virus della Ped. Questo ha portato a guadagni medi di 38 Us$ che sono stati salutati come acqua nel deserto dagli allevatori canadesi che uscivano da 10 anni a dir poco difficili. Anche nel corso del 2015 il segno dovrebbe mantenersi positivo anche se i prezzi in ribasso, soltanto parzialmente compensati da una riduzione attesa nel prezzo delle materie prime, porterà a guadagni di circa 10 $/capo. Sul fronte dell’export, che assorbe i 2/3 della produzione totale, ci si attende un mantenimento della competitività legata al continuo svalutarsi del $ canadese anche se la perdita della Russia come cliente, impone la ricerca di nuovi sbocchi commerciali.

Giappone

Il consumo nazionale di carne di maiale sta vivendo un boom assoluto e, nel periodo gen.-ott. 2014, ha fatto segnare un +6% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Gli Usa rimangono i fornitori principali anche se, a fronte di un aumento dell’export in termini assoluti, hanno visto scendere al 33% la loro quota sull’export totale. Hanno invece guadagnato posizioni Ue e Brasile. Tra le nazioni Ue, la Danimarca rimane il paese che esporta di più collocandosi al 2° posto dopo gli Usa e nel periodo gen.-ott. 2014 ha fatto segnare una crescita del 25%. La produzione nazionale giapponese rimarrà sotto pressione nel corso del 2015 con ovvio ricorso alle importazioni che continueranno a salire nonostante la progressiva perdita di competitività dello yen. Ue e Brasile dovrebbero ulteriormente incrementare le proprie posizioni.

Messico

Anche per i produttori messicani, il 2014 è stato in assoluto il migliore della recente storia (Fig. 6) e grazie a questa ripresa di fiducia, si attende nel corso del 2015 un aumento nel numero delle scrofe del 5%. L’import nell’anno appena trascorso, ha raggiunto livelli record sia in termini quantitativi che di valore superando rispettivamente 850mila t e 1,5 miliardi di Us$. Nonostante questo aumento, il governo messicano ha diminuito i dazi sulle importazioni e per il 2015 le aspettative sono di una conferma dei volumi 2014. Nonostante nel corso del 2014 il prezzo della carne di maiale sia aumentato del 25% circa, i consumi si sono mantenuti e hanno fatto segnare una flessione di solo il 2%. L’annata 2015 registrerà ancora un segno positivo per i produttori messicani, nonostante uno storno dei prezzi dei suini che si pensa possa essere in parte compensato da una riduzione nei costi alimentari e dall’ulteriore rivalutazione del $ Usa che contribuirà al mantenimento dei prezzi interni.

Corea del Sud

A fronte di un calo delle produzioni nazionali a causa dell’impatto del virus della PED, i quantitativi di carne di maiale immessi sul mercato hanno continuato a crescere soprattutto grazie alle importazioni che sono aumentate del 44% raggiungendo nuovamente i livelli antecedenti al 2013. Le attese per il 2015 dovrebbero confermare il trend al ribasso delle produzioni interne (a Settembre 2014 si segnalava un calo del 2,3% nel numero delle scrofe e del 4,9% nel numero di suini allevati), compensato dalla crescita dell’import soprattutto da UE e Canada che saranno avvantaggiate dai tassi di cambio più favorevoli nei confronti della valuta coreana.   di Francesco Bertacchini     I dati sono tratti da Rabobank (2015), Pork Quarterly 2015. Searching for the new normal after PEDv and the Russian Ban. Ringraziamenti L’autore desidera ringraziare Albert Vernooij per la gentile concessione delle figure. Visualizza l’intero articolo pubblicato sulla Rivista di Suinicoltura n. 4/2015

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