GESTIONE DEIEZIONI –

Concluso il progetto triennale Aqua, coordinato dal Crpa e finanziato dalla Ue. Modifiche nell’alimentazione di suini e bovini sono utili contro l’inquinamento delle acque

Progetto Aqua. Meno proteine agli animali meno nitrati nelle falde

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Ridurre l’inquinamento delle falde acquifere dovuto ai reflui zootecnici è possibile. Lo ha dimostrato il progetto Aqua, coordinato dal Crpa di Reggio Emilia e giunto a conclusione dopo tre anni proprio nei giorni scorsi. Al termine di una serie di sperimentazioni, condotte in dodici aziende di cinque regioni del Nord Italia, il progetto ha stabilito che allevatori e coltivatori possono opporsi con efficacia all’inquinamento da azoto, da nitrati, applicando opportune scelte tecniche. In allevamento, nell’alimentazione degli animali. Ma anche in campo, con precise scelte agronomiche. E alla fine dei tre anni di prove si è concluso che l’adozione di diete modificate, basate su un minore apporto di proteine, assieme all’applicazione di tecniche innovative di spandimento dei reflui sui terreni, hanno permesso di incrementare l’efficienza d’uso dell’azoto, quello utilizzato in input in azienda. Incrementarne l’efficienza, come mostrano le due tabelle, fino al 65% nelle aziende con allevamenti suinicoli e fino al 44% in quelle con allevamenti di bovine da latte.

In allevamento
 
Per ognuno degli allevamenti che hanno collaborato al progetto è stato progettato un piano di alimentazione degli animali avente lo scopo di limitare l’escrezione di azoto (N), piano alimentare basato sulla riduzione del livello proteico delle diete e su un migliore bilanciamento tra energia e proteina della razione. Il vecchio e il nuovo piano alimentare sono stati seguiti per verificare l’effettivo miglioramento della “resa dell’azoto” (vedi secondo box), il mantenimento dei livelli di produzione, l’impatto economico e ambientale delle scelte fatte. L’obiettivo di una riduzione dell’azoto escreto dagli animali da reddito può essere raggiunto aumentandone l’efficienza di trasformazione, alzando cioè la percentuale di azoto alimentare trattenuta dall’organismo. In pratica: – per i suini questo significa diminuire la quantità di proteina della razione, ma anche incrementarne il valore biologico, bilanciando la proteina degli alimenti per quantità (in rapporto all’energia della dieta) e qualità (attraverso l’utilizzazione di aminoacidi di sintesi); – per i bovini (da latte e da carne), oltre ad agire sulla proteina della dieta va anche considerata la fisiologia ruminale, da favorire per avere la massima sintesi di proteina batterica poi digerita e utilizzata per le produzioni.
In suinicoltura. Per contenere l’escrezione di azoto da parte dei suini il progetto Aqua ha proposto una riduzione del 10% della proteina grezza nella dieta. In più anche una integrazione con lisina, per evitare perdite di produttività e peggioramenti della qualità delle carcasse al macello. Nelle due aziende in cui tutto l’allevamento è stato sottoposto a un cambio di alimentazione i risultati sono stati evidenti, li riassumiamo nella tabella 1. Nell’azienda Zambelli di Guastalla (Re), con 4.200 posti ingrasso, un abbassamento medio di un punto percentuale della proteina della dieta ha provocato una riduzione di 1,5 kg/anno di azoto al campo per posto. Nell’azienda suinicola della cooperativa Comazoo di Montichiari (Bs), con mille posti ingrasso, alla riduzione di 2,7 punti percentuali di proteina ha corrisposto un calo di 3,2 kg/anno di azoto al campo per posto.
Nell’allevamento di bovini da carne. Per dimostrare come migliorare la ritenzione azotata anche nella produzione di carne bovina, il progetto Aqua ha seguito tre aziende estremamente diverse tra loro (troppo diverse perché i loro dati potessero essere riassunti in una tabella): Sevega, del Cuneese, un allevamento a ciclo chiuso di razza Piemontese; Bagioni, del Forlivese, che ingrassa bovini di razza Romagnola; Cagnin, del Padovano, che alleva maschi frisoni provenienti dalla propria stalla da latte. All’allevamento Sevega i bovini a inizio ingrasso sono stati sottoposti a due diverse dite: ad “alto” (12,76%) e a “basso” (11,75%) tenore proteico; e il bilancio dell’azoto ha confermato che anche tra i bovini da carne l’N escreto è proporzionale al tenore proteico delle diete. Nell’azienda Bagioni la differenza di circa un punto nel titolo proteico della dieta (“alto” 14,3%, “basso” 13%) ha prodotto un miglioramento di un punto della resa dell’azoto alimentare in azoto fissato dagli animali: “alto” 17%, “basso” 18%; inoltre è diminuito l’azoto escreto al campo per animale venduto. All’azienda Cagnin i livelli proteici delle diete dei bovini frisoni sono stati sempre molto bassi (11,5% nei primi due anni, 12,1% nel 2013); il livello di escrezione e conseguentemente l’azoto al campo dei vitelloni è risultato molto ridotto; l’escrezione di azoto è stata inferiore al livello indicato dalla normativa del 40% per i primi due anni e del 35% nel 2013.
Nell’allevamento di bovine da latte. Anche le quattro aziende citate dalla tabella 2 hanno ospitato le sperimentazioni Aqua. Allevano tutte bovine da latte e in anni successivi (“prima” e “dopo” nella tabella) hanno adottato differenti livelli proteici nella razione. Come mostra la tabella, tutti e quattro gli allevamenti hanno ridotto l’impiego di proteine nell’alimentazione delle proprie bovine. E in tre casi su quattro (nel caso dell’azienda Mori la resa dell’azoto è rimasta ferma) c’è stato un miglioramento della trasformazione della proteina alimentare in latte. Sempre in tre casi su quattro (fa eccezione Sgambaro) nonostante una resa dell’N migliorata o costante l’azoto escreto si è ridotto.

In campo
 
Il progetto Aqua ha condotto sperimentazioni non solo nell’ambito zootecnico ma anche nell’ambito agronomico e lo ha fatto nei terreni delle stesse aziende che hanno collaborato agli studi sull’alimentazione degli animali. Qui, con l’obiettivo di trovare metodi utili a limitare le perdite di nitrati dal suolo alle acque, perdite conseguenti alla fertilizzazione con liquami zootecnici, Aqua ha messo in pratica successioni colturali a) con elevata asportazione di azoto; b) caratterizzate da una lunga stagione di crescita. Tra queste successioni: – le doppie colture con mais ed erbaio autunno-vernino (loiessa o cereale da foraggio), – le colture con cereale autunno-vernino seguito da erbaio estivo (sorgo, panico), – infine i prati permanenti. Sono state messe a fuoco anche tecniche di spandimento dei reflui zootecnici alternative alla tecnica standard, cioè all’uso della botte a scarico posteriore sopra terra seguito da interramento. Hanno dimostrato di aumentare l’efficienza di utilizzo dell’azoto dei liquami: – l’interramento contestuale alla distribuzione (botte con ancore o sistema a tubo flessibile “ombelicale”); – la distribuzione rasoterra a bande; – la distribuzione in sarchiatura tra le file; – la fertirrigazione con miscela di liquami e acque irrigue.

L’efficienza dell’azoto
 
Il surplus di azoto corrisponde all’azoto che si perde nelle acque superficiali o sotterranee, dunque il parametro è un «importante indicatore ambientale». La quantità di N perduta corrisponde alla differenza tra N in ingresso e N in uscita dall’azienda. Ora, le ultime due righe delle tabelle parlano di efficienza e di surplus di azoto; anche in questo caso “prima” indica la situazione senza gli interventi Aqua e “dopo” quella con gli interventi Aqua. E mettono in evidenza, come sottolineano i curatori del progetto, che «l’applicazione delle buone pratiche agronomiche e l’associazione con una gestione ottimizzata dell’azoto in stalla hanno permesso di migliorare i bilanci dell’azoto a scala aziendale». Ecco i dettagli.
In due allevamenti suinicoli (Mana e Zambelli). Qui la riduzione della proteina nelle diete ha portato a un incremento dell’efficienza d’uso dell’azoto in stalla. E assieme all’applicazione di tecniche di spandimento migliorative si è potuto alla fine ottenere un miglioramento dell’efficienza d’uso dell’azoto a livello aziendale sino al 65%. Il surplus di azoto, poi, è sceso al di sotto dei 400 kg N/ha/anno: «Un ottimo risultato per le aziende con suini, che consente di ridurre la quota di effluenti per gli spandimenti ceduti a terzi su terreni in concessione».
Nei quattro allevamenti di bovini da latte. Qui i risultati sono stati un po’ diversificati, Aqua li riassume così. Efficienza d’uso più elevata: nell’azienda Pinotti, che oltre al latte cede granella di mais. Efficienza d’uso più ridotta: Bolzon, che alleva bovine a duplice attitudine latte/carne (Pezzate rosse) quindi meno efficienti come resa dell’azoto rispetto alle razze da latte. L’azienda più estensiva: Mori, con surplus inferiore ai 200 k N/ha/anno, che sono «il limite tra i sistemi da latte più intensivi del sud Europa e quelli meno dipendenti da apporti esterni, più tipici ad esempio di Francia e Scozia».

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