Dossier - Zootecnia di precisione –

Controllare in continuo le bovine in prossimità del parto non è agevole né economico e richiederebbe una presenza continua in stalla. La tecnologia però può dare una mano.

Parto

Parto

Il parto è uno dei momenti più delicati nella gestione della mandria. Una complicazione in questa fase può provocare la morte del nascituro oppure determinare patologie in grado di compromettere la produzione di latte e le performance riproduttive della bovina nei mesi a venire. Le cause di queste complicazioni sono diverse, ma tra esse rientra senz’altro il prolungamento del travaglio, dovuto a distocie di vario tipo e favorito, anche, da un’assistenza ritardata.


Per questo motivo, un attento e continuo monitoraggio del parto può rappresentare un rimedio contro le complicazioni e, assieme uno strumento a difesa della salute degli animali e della redditività dell’allevatore.


Tuttavia, monitorare in continuo gli animali in prossimità del parto non è né agevole né economico e richiederebbe una presenza continua in stalla; cosa che, al di là dei costi che comporta, finisce con l’infastidire gli animali. La tecnologia, però, può dare un grosso contributo, allertando il personale nel momento in cui inizia la seconda fase del travaglio.


Un dispositivo di questo tipo è stato sottoposto a un’attenta valutazione da parte di un gruppo di universitari, con risultati molto interessanti.


Un aiuto dalla ricerca


Lo studio, condotto da ricercatori dell’università di Udine e Perugia, aveva dunque lo scopo di testare sulle bovine la validità di uno strumento elettronico di allarme pre-parto, concettualmente simile a quelli esterni già impiegati nell’allevamento equino ma basato su una sonda che, collocata nella vagina nell’imminenza del parto, è espulsa all’avvio della seconda fase di travaglio e in questo modo attiva un avviso che raggiunge l’operatore direttamente sul cellulare.


Lo studio, condotto in un allevamento dell’Umbria e durato quattro anni, è stato realizzato da Claudio Palombi e Marco Paolucci, del dipartimento di Patologia, Diagnostica e Clinica veterinaria dell’università di Perugia, affiancati da Giuseppe Stradaioli, del dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’università di Udine, nonché Mario Corubolo con Paolo Bartolomeo Pascolo, del dipartimento di Ingegneria Civile dell’ateneo friulano.


«Il monitoraggio del parto è importante per due motivi», scrivono i ricercatori nella relazione che accompagna il loro lavoro. «In primo luogo, un controllo insufficiente può prolungare inutilmente il travaglio, accrescendo rischio di nati morti e complicazioni post-parto, che si traducono in un incremento dell’intervallo parto-concepimento. Somministrare colostro al vitello nelle prime sei ore dopo la nascita, pratica che assicura allo stesso un corretto sviluppo morfologico e funzionale e ne incrementa le possibilità di sopravvivenza».


Gli strumenti disponibili


“Negli anni sono stati messi a punto diversi metodi per la predizione del momento esatto in cui inizia il parto. Sono basati sull’esame tramite ultrasuoni della madre, sul monitoraggio della temperatura corporea, dei livelli di estrogeni, del tasso di progesterone, sul controllo del livello di rilassamento dei legamenti pelvici, sulla determinazione della concentrazione di elettroliti nelle secrezioni mammarie e, infine, sulla videosorveglianza della mandria”. Nessuna di queste soluzioni, dicono i ricercatori, è stata finora adottata su larga scala.


L’osservazione diretta degli animali resta dunque lo strumento più utilizzato negli allevamenti. Tuttavia, questo sistema impegna molto tempo del personale e in secondo luogo la presenza di un osservatore nella seconda fase del travaglio può portare a un incremento delle distocie.


Lo strumento sottoposto a test dai ricercatori friulani e umbri è stato recentemente introdotto nell’allevamento da latte ed è oggetto di richiesta di brevetto. Consiste in un dispositivo composto da una stazione ricevente, che si colloca esternamente all’area del parto, e da un cilindro che contiene un sensore e un trasmettitore ed è inserito nel canale vaginale. Quando si avvia il secondo stadio di travaglio, le contrazioni provocano l’espulsione della sonda e in questo modo si attiva un segnale radio, raccolto da una stazione ricevente in grado di inviare un segnale che raggiunge il computer o il cellulare dell’allevatore. Obiettivo dello studio, proseguono i ricercatori, «era il monitoraggio del parto e la determinazione dell’influenza di questo sistema di allarme remoto su patologie post-parto, nati morti e fertilità della mandria».


La ricerca


Gli animali reclutabili nell’allevamento erano 984, spiegano Palombi, Stradaioli e colleghi. Sono stati però fissati rigidi criteri per cercare di rendere più rappresentativo e omogeneo il campione: età del parto tra 22 e 30 mesi per le manze e tra 31 e 75 mesi per le pluripare, assenza di patologie riproduttive nonché altri requisiti, tra i quali una genetica almeno al 50% Holstein o Frisona e un certo punteggio di valutazione corporea (body condition score), che hanno portato all’esclusione di 392 animali.


I 592 prescelti sono stati divisi in due gruppi, di 360 manze e 232 pluripare. Ciascuno di essi è stato suddiviso a sua volta in tre sottoinsiemi, per un totale quindi di sei gruppi. Il primo e secondo, composti da 60 animali ciascuno alloggiati in box individuali della sala parto, sono stati sottoposti a monitoraggio con lo strumento appena descritto. Il terzo e quarto gruppo, formati da 60 manze e 60 pluripare con data di termine gravidanza simile ai gruppi precedenti – sono stati alloggiati negli stessi box ma senza monitoraggio remoto. Gli ultimi sottogruppi erano composti da 240 primipare e 112 pluripare, ospitate nei box delle asciutte, con lettiera permanente. I quattro gruppi di controllo hanno ricevuto un livello di assistenza sporadico (nelle ore notturne) o normale, con un addetto alla sorveglianza.


Gli animali sono stati suddivisi tra i gruppi in maniera casuale. Quelli sorteggiati per essere alloggiati nelle sale parto erano trasferiti nelle medesime – composte da box individuali di 8 metri per 4, con paglia rinnovata quotidianamente – quando mostravano segni di imminenza del parto: rilassamento dei legamenti sacro-ischiatici, edema vulvare e della mammella e simili.


Nelle partorienti sottoposte a monitoraggio veniva inserito, al momento della liquefazione del tappo mucoso cervicale, il dispositivo di allarme. All’attivazione del segnale, corrispondente all’espulsione del rilevatore, gli animali erano sottoposti a un esame per rilevare posizione, presentazione e atteggiamento del feto oltre al grado di dilatazione della cervice. Eventuali distocie (complicazioni al parto) sono state rilevate secondo la scala da 0 a 4 comunemente usata (si veda il box), e suddivise in due gruppi: “distocia media” e “distocia grave”.


L’assistenza interveniva nel caso in cui 90 minuti dopo l’allarme non si fosse ancora concluso il secondo stadio del parto con l’espulsione del vitello.


Durante il parto, spiegano i ricercatori, erano registrate le principali fasi dell’espulsione. Per il controllo delle patologie post-parto, invece, si sono raccolti dati su infezioni uterine (voce comprendente metriti ed endometriti), ritenzione della placenta, prolasso uterino, cisti ovariche e collassi puerperali.


I parametri scelti per la valutazione delle performance riproduttive riguardavano infine l’intervallo parto-concepimento e il numero di inseminazioni necessarie per ingravidare la fattrice.


I numeri


Nutrito, come si conviene a ogni ricerca, il paragrafo dedicato alle statistiche. In questa sede forniremo i dati principali, per non appesantire inutilmente il testo; chi fosse interessato può comunque reperire la relazione completa in internet (il link è www.biomedcentral.com/1746-6148/9/191).


Il tempo medio di pulizia dei genitali e applicazione del dispositivo è di circa cinque minuti (qualcosa meno per le pluripare) e dunque non rappresenta un grosso impegno per gli operatori. Al metodo di applicazione talvolta impiegato con gli equini (sutura sulle labbra vulvari) si è preferita una procedura meno invasiva e che non richiedendo la presenza di un veterinario aiuta a contenere i costi.


I dispositivi, sottolineano Palombi, Stradaioli e gli altri ricercatori, sono rimasti in sede vaginale per un massimo di 96 ore; in ogni caso permanenze molto più lunghe, fino a due settimane, non hanno dato complicazioni.


Il parto, mediamente, è avvenuto 36 ore dopo l’applicazione, con una varianza di 8 ore. Non si sono avuti falsi allarmi né parti non segnalati: tutti i dispositivi, fa notare lo studio, sono stati espulsi all’avvio della seconda fase del parto. Un quarto d’ora circa dopo l’allarme il 68,9% dei vitelli presentava la protrusione degli zoccoli anteriori dalla rima vulvare. I parti delle primipare sono durati in media 70 minuti (con una deviazione standard di 21 minuti); più brevi, ovviamente, quelli delle pluripare, con 60 minuti di media e una variazione di 27′.


L’assistenza al parto si è resa necessaria per il 33,3% delle manze e il 5% di esse ha manifestato distocie di gravità elevata. Per le vacche abbiamo invece il 23,4% di assistenza, con un 3,4% di gravi distocie. Grazie all’intervento umano (ed è questa, ovviamente, una delle conclusioni più rilevanti per i nostri lettori) si è ridotta sensibilmente la quota di patologie puerperali e neonatali. «Tra le pluripare – scrivono i ricercatori – si è registrato un solo caso di natimortalità, mentre nei gruppi non monitorati l’incidenza andava dal 9,6 al 16,7%. A eccezione delle pluripare ospitate in sala parto, il tasso di natimortalità è stato sempre superiore nei gruppi di controllo. Inoltre, per le manze, l’incidenza delle infezioni uterine post-parto è stata significativamente più alta nei gruppi non monitorati».


Discorso assai simile per la ritenzione di placenta, assente dai gruppi monitorati e, al contrario, ben presente nei gruppi-testimone: si sono registrati 10 casi sulle 60 manze alloggiate in sala parto e 14 su 240 per quelle rimaste in area delle asciutte. Anche le pluripare non monitorate hanno manifestato tassi di ritenzione della placenta più alti di quelle sottoposte a controllo remoto.


Infine, il comportamento nel post-parto: «L’intervallo parto-concepimento – scrivono ancora i ricercatori – scende a 115 giorni, contro i 144 e 150 degli animali non assistiti, rispettivamente in sala parto e in box di asciutta. Andando nel dettaglio, vediamo che le primipare controllate hanno ridotto l’intervallo di 32 giorni rispetto al gruppo di controllo in sala parto e di 46,5 sulle non controllate in area di asciutta. Anche il numero di inseminazioni necessario per il concepimento è risultato inferiore».


Le conclusioni


Il monitoraggio remoto, come si intuisce dai numeri forniti, ha fatto sentire i suoi effetti, riducendo le complicanze al parto, abbassando drasticamente il numero di nati morti e migliorando le performance riproduttive degli animali. «Questi risultati sono da mettere in relazione con un attenuamento nel numero di distocie, un fenomeno che ha un profondo impatto negativo sulla salute della mandria e comporta un incremento dei costi veterinari, oltre a peggiorare le condizioni di vita degli animali. Una delle possibili soluzioni per ridurre gli effetti negativi delle distocie – continuano i ricercatori – è una maggior sorveglianza delle partorienti e il sistema di monitoraggio remoto sottoposto a test sembra essere uno strumento utile in questo sensoi».


Rispetto ai sistemi applicati comunemente, il dispositivo intravaginale ha il vantaggio di individuare con precisione l’avvio del secondo stadio di travaglio e permette di portare assistenza nell’esatto momento del parto, senza perdite di tempo precedenti né ritardi nell’intervento umano. «Rendendo possibile la presenza di personale specializzato durante il parto, il sistema di monitoraggio remoto riduce l’incidenza di natimortalità e ritenzioni della placenta, che sono i più significativi fattori di rischio per le endometriti cliniche. La contaminazione uterina legata alle condizioni igieniche e ambientali della stalla, che pure causa significativi decrementi produttivi e riproduttivi, sembra invece essere meno rilevante degli effetti di una cattiva assistenza».


Nello studio, infatti, i gruppi monitorati hanno mostrato un ridotto intervallo parto-concepimento, più evidente nelle primipare, nonché una minor incidenza delle infezioni uterine. Al contrario, non vi sono state grandi differenze, nel numero di infezioni, tra i gruppi alloggiati in sala parto e quelli tenuti nell’are delle asciutte. «Le disfunzioni uterine sono tra le più costose cause di allungamento dell’intervallo parto-concepimento. Per questo motivo, dirette conseguenze della pronta e corretta assistenza al parto sono il miglioramento della fertilità post-parto, la riduzione dei costi di inseminazione e l’incremento dei profitti dovuto a una riduzione dell’intervallo parto-concepimento».


«L’uso di un sistema di monitoraggio remoto – conclude la relazione – rende possibile avere presenza di personale preparato durante il parto, portando a una riduzione dell’incidenza delle patologie puerperali come ritenzione di placenta e infezioni uterine, e aumenta le potenzialità riproduttive degli animali. Infine la somministrazione di colostro immediatamente dopo il parto migliora lo stato di salute e le possibilità di sopravvivenza del vitello».


Allegati

Scarica il file: Parto

Pubblica un commento