DOSSIER ALIMENTAZIONE –

Per sfruttare il grande potenziale produttivo offerto dalla genetica bisogna fare attenzione alle necessità nutritive diversificate delle scrofette, delle primipare e delle pluripare

Nutrimento della scrofa e condizione corporea

Scrofa

Anche per merito del miglioramento genetico oggi le scrofe possono produrre più di 80 suinetti nella loro carriera produttiva. Capita, però, che scrofe di analoga genealogia facciano riscontrare problemi sanitari o comunque prestazioni zootecniche carenti che determinano una loro riforma anticipata e un numero di suinetti prodotti decisamente inferiore al potenziale genetico. Queste scrofe che danno pochi suinetti spesso hanno un numero di suinetti al secondo parto inferiore rispetto al primo. Riuscendo a ridurre queste problematiche si potrebbe avere una produttività della scrofaia decisamente superiore senza particolare aggravio di spese.


Per ridurre le scrofe riformate precocemente è di fondamentale importanza considerare attentamente il peso vivo e lo spessore del grasso dorsale delle scrofette alla prima fecondazione. Sempre allo scopo di ridurre le riforme precoci è importante alimentare le scrofette in modo adeguato per arrivare al primo parto in condizioni corporee corrette.

Condizione corporea
Evidentemente vi sono differenze legate al genotipo, ma come indicazione generale possiamo affermare che le scrofette dovrebbero essere coperte quando lo spessore del grasso dorsale è vicino ai 15-16 mm e il peso intorno ai 135-140 kg per arrivare al primo parto con 19-20 mm di grasso dorsale al peso di circa 200 kg (figure 1). Occorre anche fare attenzione a non superare di troppo questi valori in quanto scrofette troppo grasse al primo parto, per esempio con spessore in P2 superiore ai 23 mm, possono manifestare più facilmente problemi di ingestione alla lattazione che segue con conseguente maggiore perdita di peso e peggiori prestazioni ai cicli successivi.


Il primo passo per formulare correttamente un piano di alimentazione delle scrofe sarà conoscere i pesi e gli spessori di grasso dorsale ottimali nelle varie fasi produttive e per il genotipo presente in allevamento.


Il peso vivo è un buon indicatore del fabbisogno energetico per il mantenimento, che durante la gestazione rappresenta circa il 70% del fabbisogno totale; l’accrescimento fetale si concentra alla fine della gravidanza e per questo occorrerà aumentare l’apporto alimentare nell’ultimo mese.


Per le scrofe giovani nei calcoli dei fabbisogni va anche considerato l’accrescimento corporeo che è in relazione allo stato di condizione corporea, quindi allo spessore del grasso dorsale. Per questi calcoli saranno d’aiuto modelli matematici che, implementati a programmi informatici specifici, consentono di mettere a punto corretti piani alimentari in relazione allo stato corporeo, alla fase produttiva, all’ordine di parto e ai parametri produttivi del settore “riproduzione”.

Il piano alimentare
Volendo analizzare quanto mangime serve giornalmente alla scrofa in gestazione per le varie esigenze della gravidanza, potremmo considerare che circa 2 kg servono per il suo mantenimento, circa 0,5 kg andranno per il recupero del peso e l’accrescimento; è soprattutto per questa seconda quota che verranno fatte le valutazioni in base alla condizione corporea. Inoltre, va considerato che questa quota sarà più importante nella prima e nell’ultima fase della gravidanza. In particolare, nell’ultimo mese di gravidanza sarà opportuno considerare un ulteriore incremento di mangime di circa 0,5 kg per lo sviluppo fetale, uterino e mammario.


Nella figura 2 è possibile trovare in forma grafica quale potrebbe essere un piano alimentare per le scrofe utilizzando un mangime che abbia circa il 13% di proteina (0,50% di lisina) e 12,5 MJ/kg di energia metabolizzabile per la gestazione e un mangime per la lattazione, di maggiore qualità, con tenore proteico vicino al 15% (0,90 di lisina) e 13 MJ di energia metabolizzabile.


In dettaglio, in figura 2 può notare che nel primo mese dopo il concepimento è consigliato un quantitativo di mangime un poco superiore rispetto ai due mesi successivi: questo dipende dal fatto che tra una e tre settimane dopo la fecondazione abbiamo l’annidamento degli embrioni e la formazione della placenta, fasi delicate che non ammettono carenze energetiche.


Poi, dal giorno 85 fino a una settimana dal parto è richiesto ancora un incremento di mangime per l’importante crescita fetale. Al contrario, qualche giorno prima del parto e in preparazione dell’evento, si procederà a una riduzione del quantitativo somministrato. Si registra poi l’impennata del quantitativo di mangime somministrato da dopo il parto (giorno 115), quando l’alimentazione sarà praticamente a volontà, con un mangime adeguato e sicuramente con tenori energetici e proteici superiori a quello per le scrofe in gestazione.

Il buon management
Per gestire al meglio l’alimentazione delle scrofe un’organizzazione aziendale corretta potrebbe seguire uno schema di questo tipo:


a) dalla fine lattazione (svezzamento dei suinetti) alla fecondazione alimentare praticamente a volontà anche con 4 kg di mangime capo/giorno;


b) ridurre l’apporto del mangime soprattutto dopo 4 settimane dal concepimento, una indicazione è data in figura 3, comunque è opportuno valutare la condizione corporea con misure del peso o dello spessore del grasso dorsale in P2 delle scrofe, stabilendo i quantitativi adeguati anche in relazione all’ordine di parto;


c) a metà gestazione ricontrollare la condizione corporea e adeguare l’apporto di mangime in relazione al raggiungimento dell’incremento di peso desiderato;


d) a 20 giorni dal parto ricontrollare le scrofe che risultavano tropo magre o troppo grasse al controllo precedente ed eventualmente riadeguare il quantitativo di mangime somministrato, comunque qualche giorno prima di questo momento aumentare, anche di 1 kg, la quantità di mangime per tutte le scrofe;


e) in sala parto mantenere il quantitativo fino a un paio di giorni precedenti l’evento quando si può far fare un leggero digiuno per evitare costipamenti al parto.

Scrofette e primipare
Nonostante la differenza di un solo ciclo tra scrofette e primipare, si osservano importanti differenze tra questi animali. In particolare, la condizione corporea delle primipare è spesso molto variabile, mentre quella delle scrofette è solitamente buona e regolare. Questo è dovuto alla lattazione che determina grandi richieste nutritive non sempre superate brillantemente dagli animali.


Le primipare hanno grande variabilità nella produzione di latte e della condizione corporea. Si registrerà perdita di massa muscolare, lipidica e di altri apparati come quello riproduttore, che farà sì che per le primipare sarà più importante somministrare buone quantità di mangime all’inizio della gestazione (la seconda in carriera), mentre per le scrofette gravide questo aumento di somministrazione alimentare sarà meno importante considerando che non hanno ancora affrontato la fase stressante della lattazione.


Il risultato di questo incremento di mangime nel primo mese di gestazione porta anche a un maggior numero di suinetti nati al parto successivo grazie al buon recupero dei tessuti della scrofa dopo il depauperamento subito alla lattazione precedente.

Allegati

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There are 4 comments

    1. G.B. Testa

      Nella generalità dei casi si usa somministrare un mangime per gestazione subito dopo la diagnosi positiva di ingravidamento della scrofetta. Nei casi però di scrofette un po’ più piccole, su valutazione e suggerimento del tecnico alimentarista, si può somministrare loro, per un periodo predeterminato, un mangime un po’ più ricco dal punto di vista proteico ed energetico.

      G.B. Testa

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