Da Montichiari, la volabilità incontrollabile del mercato

«Il settore sta attraversando una fase positiva. Ma attenzione a non illudersi». Etichettatura d’origine, collaborazione e programmazione produttiva. Queste le strategie de mettere in atto ora, secondo un convegno in fiera


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In un clima decisamente positivo per i prezzi di mercato e le novità che potrebbero rilanciare la suinicoltura, a partire dalla nascita del Consorzio di garanzia del suino italiano, Confagricoltura Brescia ha tracciato il futuro del settore alla 89ª Fiera Agricola Zootecnica Italiana, che ha animato il Centro Fiera di Montichiari con oltre 35mila presenze nei tre giorni di eventi.

L’incontro è stato anche l’occasione per proporre la candidatura dell’allevatore bresciano Serafino Valtulini, veterinario e referente della federazione di prodotto dei suini per Confagricoltura Lombardia, come rappresentante del benessere animale per il settore dei suini in Unione europea. «Un posto di prestigio e di responsabilità, che siamo sicuri Serafino potrà onorare per la competenza, la professionalità e l’equilibrio che da sempre lo caratterizzano», ha affermato il direttore di Opas e Assocom, Valerio Pozzi, al quale ha fatto eco il presidente di Confagricoltura Lombardia, Matteo Lasagna. «Non deve chiedere a noi l’autorizzazione a candidarsi – ha detto – siamo un sindacato che lascia libertà ai propri associati e la preparazione di Valtulini non è in discussione. Ci auguriamo possa difendere gli interessi della suinicoltura direttamente da una importante cabina di consultazione».

«Meglio non illudersi»

Proprio Valtulini aveva messo in guardia sulla volatilità incontrollabile del mercato. «Stiamo attraversando una fase complessivamente positiva – ha dichiarato – ma non dobbiamo assolutamente illuderci. Abbiamo visto quanto accaduto nel comparto lattiero gli anni scorsi, in sei mesi si è visto un crollo di oltre il 30% dei prezzi, che ha innescato una parentesi negativa durata oltre 18 mesi, complice la fine delle quote latte, il rallentamento delle importazioni cinesi e la sovrapproduzione a livello mondiale. Dobbiamo per questo essere molto cauti. Abbiamo buone prospettive che il mercato cinese continui ad assorbire una parte della produzione europea e, magari, finalmente si concretizzano le aspettative anche dei trasformatori italiani. Ma non illudiamoci, perché la volatilità è da alcuni anni una costante della globalizzazione e dovremo tenerne conto».

Etichettatura d’origine una strada obbligata

A rovinare un quadro che – con il recupero dei listini di oltre il 22% rispetto allo stesso periodo del 2016 e, pur con tutte le cautele – volge al sereno, sono gli attacchi annunciati dalle prossime trasmissioni televisive contro gli allevamenti intensivi della giornalista Giulia Innocenzi, autrice del libro Tritacarne, vero e proprio j’accuse contro la filiera delle carni. Una guerra che vegani e affini rilanciano senza quartiere, per contrastare la quale Confagricoltura pensa di istruire una task force comunicativa.

L’obiettivo è informare i consumatori e l’etichettatura d’origine rappresenta una strada obbligata per comunicare le qualità organolettiche e le caratteristiche del made in Italy. Nulla, peraltro, è da inventare.

«In Gran Bretagna c’è il marchio di qualità Red Tractor – ha spiegato Omar Gobbi, allevatore e componente della Commissione unica nazionale -. Secondo i sondaggi più recenti, l’82% dei consumatori è favorevole all’introduzione dell’etichetta obbligatoria di origine».

Anche perché, la provenienza è una discriminante economica non indifferente. Sapere se una carne è effettivamente italiana o se è di provenienza estera o se, ancora, è falso made in Italy, cambia sensibilmente la percezione del consumatore e il ritorno economico nelle tasche dei produttori.

Premesse che aiutano a comprendere la nascita del Consorzio di garanzia del suino italiano, presentato a Mantova i primi giorni di febbraio e all’interno del quale si stanno definendo i disciplinari produttivi.

L’analisi economica

A delineare il quadro complessivo in termini di risultati e prospettiva ha pensato il professor Gabriele Canali dell’Università Cattolica, direttore del Crefis.

«I prezzi dei suinetti sono oggi a un livello più alto dell’andamento tipico stagionale – ha esordito Canali -. Questo è un buon segno per le scrofaie, mentre è chiaramente più problematico per l’andamento dei costi per gli allevatori che fanno ingrasso. Anche in questa fase, dopo un 2016 che ha registrato una ripresa confortante, sul piano dei costi di produzione non è stata eccessivamente negativa».

In Europa c’è stato, fra gennaio e ottobre dello scorso anno, un aumento delle produzioni dell’1%, supportato da una richiesta di suini da macello, ancora positiva, che ha visto tuttavia emergere come diretto e agguerrito competitor la Spagna, «che ha incrementato le produzioni del 6% e che costituisce un concorrente dell’Italia anche nell’ambito dei prodotti dop e igp. Crescono le produzioni anche in Polonia, mentre Danimarca e Belgio rallentano le produzioni nell’ordine del 5 per cento.

Il quadro nazionale si completa con notizie interessanti in ambito di export di salumi, che si avvicinano a un valore di 1,3 miliardi nei primi 10 mesi del 2016, con un recupero della bilancia commerciale, che riduce il saldo negativo di 143 milioni, facendo così risultare l’Italia importatore netto per 450 milioni.

Il professor Canali ha evidenziato alcuni dei fattori chiave che hanno trascinato verso l’alto i listini europei. Le esportazioni dall’Ue verso la Cina, come anticipato. «Spagna, Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Francia sono i principali esportatori verso la Cina nei primi sei mesi del 2016 – ha rilevato – e la congiuntura favorevole è stata generata anche dagli effetti positivi degli interventi pubblici di inizio anno. Lo stoccaggio è stato in effetti un forte traino sui mercati, soprattutto in chiave di export extra-Ue».

Concause che si potrebbero tuttavia liquidare come il più italico “fattore C…”, perché, ha evidenziato Canali, «la ripresa non è stata frutto di attività di programmazione deliberata e consapevole da parte degli operatori della filiera. È, piuttosto, frutto di una serie di elementi indipendenti e non pianificati, a partire dal ritrovato equilibrio sul mercato del prosciutto di Parma dop».

Non sono mancati, però, i suggerimenti per cavalcare il più possibile l’onda alta dei prezzi. «Il Consorzio di garanzia del suino italiano può essere uno strumento utile per il mercato – ha riconosciuto Canali – ma quello che può essere il traino è la collaborazione all’interno della filiera: dagli allevatori agli stagionatori è determinante individuare forme di analisi di mercato e di dialogo estremamente rapido, per favorire coerenza all’interno di una programmazione produttiva quanto mai necessaria».

 

Leggi l’articolo completo di box sulla Rivista di Suinicoltura n. 3/2017

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