Mercato suinicolo: segnali negativi in tutta la Ue

L’ultimo Short term outlook pubblicato dalla Commissione europea conferma il dualismo tra Ue-15 e Ue-13. Qualche spiraglio dalle previsioni sull’export 2016


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Il comparto soffre una crisi con pochi precedenti: mercati sempre più volatili con prezzi instabili.

Una fotografia della situazione, e soprattutto un tentativo di interpretarne i segnali per il prossimo futuro, si trova nel Short term outlook pubblicato in questi giorni dalla Commissione europea. Il documento periodico che riunisce dati complessivi a livello europeo, utili anche a tracciare il quadro generale nel quale anche la nostra zootecnia, in mercati sempre più globalizzati, si sta muovendo.

200mila riproduttrici in meno rispetto al 2014

Come già rilevato nel giugno 2015, anche a dicembre nell’Unione europea si registra un calo della popolazione suina da riproduzione. Il numero totale di scrofe è diminuito di quasi il 2,16% rispetto al 2014, il che si traduce in circa.

La gran parte del calo è da attribuire ai paesi di recente ingresso nell’Ue (i cosiddetti Ue-13) che fanno registrare perdite della popolazione suina da riproduzione in misura del 7%; mentre nel gruppo originario dell’Unione europea (Ue-15), Germania, Paesi Bassi e Francia segnano le diminuzioni maggiori; solo la Spagna è risultata in controtendenza con un incremento dei capi riproduttivi pari a più di 100 mila unità.

Suini da macello: +1% rispetto al 2014

Nel corso del 2015 il numero totale dei suini da allevamento è aumentato dell’1% rispetto all’anno precedente, ed è importante tenere conto che questi animali verranno commercializzati nei prossimi mesi, determinando effetti sull’offerta dei capi da macello.

Nonostante i prezzi bassi delle carni suine registrati durante tutto il 2015, il rallentamento della produzione ha avuto luogo solo nella seconda metà dell’anno, con un conseguente incremento del 3,6% su base annua. L’aumento più significativo è stato registrato in Spagna (+276 mila tonnellate) ma anche la Germania, i Paesi Bassi, il Regno Unito, la Polonia l’Ungheria hanno segnato incrementi. Vale la pena notare che il 90% della crescita avveniva da macellazioni nell’Ue-15.

Verso una produzione stabile

I prezzi in discesa delle carni suine hanno innescato reazioni differenti nei produttori degli stati membri Ue. Mentre alcuni allevatori sceglievano di ridurre la produzione a causa dei margini non remunerativi, e nonostante il favorevole momento per l’acquisto dei mangimi, altri produttori hanno cercato di coprire i costi di investimento e compensare i prezzi bassi aumentando la produzione. Queste dinamiche dovrebbero andare componendosi e sfociare in una stabilizzazione della produzione di carni suine nel 2016.

Per il 2017 l’Outlook della Commissione prevede invece questo dato in leggero aumento, peraltro inferiore all’1%.

Export: previsto un leggero aumento per il 2016

I prezzi bassi della carne suina nell’Ue, un euro favorevole e una forte domanda proveniente dall’Asia spiegano l’aumento delle esportazioni verificatosi nel 2015, che rispetto al 2014 arriva a +9%. Infatti l’anno scorso l’export europeo verso la Cina ha quasi raddoppiato di volume raggiungendo 500 mila ton; mentre sono diminuite le esportazioni verso Hong Kong. I paesi che hanno registrato le migliori performance nell’export verso la Cina sono stati la Germania, la Spagna e la Danimarca rispettivamente con il 37%, il 19% e il 15% del totale.

Il futuro del settore della carne suina però potrebbe essere influenzato negativamente dal tasso di cambio dello yuan contro l’euro e dalle conseguenze del rallentamento economico sulla domanda da parte dei consumatori cinesi.

Altri aumenti importanti sono stati notati nelle spedizioni destinate alla Georgia, Australia, alcuni paesi balcanici, Taiwan e Stati Uniti. Per contro, nel 2015 sono risultate in calo le esportazioni Ue verso l’Ucraina, il Montenegro e le Filippine.

Passando alle previsioni, il documento della Commissione stima che l’export europee nel corso del 2016 possa crescere ancora ma in modo più lento (3%) a causa della concorrenza sui mercati internazionali di Stati Uniti e Brasile.

Secondo il documento della Commissione, è possibile che in un tempo ragionevole, l’embargo russo cessi. Ciononostante le esportazioni Ue verso la Russia non dovrebbero riprendere il livello precedente la crisi, poiché, nell’ultima fase, proprio la mancanza di prodotto estero, e gli stimoli della politica interna russa, hanno fatto aumentare la produzione interna di suini.

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L’articolo è pubblicato sulla Rivista di Suinicoltura n. 4/2016

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