Lesioni ulcerose e rapporto con la dieta

In caso di sintomi di ulcerazioni gastriche è utile somministrare razioni alimentari con granulometria maggiore, integrate con vitamina E, zinco e acido folico. E incrementare l’apporto di materie prime fibrose contro le lesioni


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Escludendo le malattie legate ai processi infettivi, le ulcere gastriche sono una delle cause predominanti di manifestazioni patologiche sub-cliniche, fino ad arrivare anche a casi di mortalità. Questo problema si rileva negli allevamenti suinicoli sia nella fase dell’ingrasso sia in quella riproduttiva. La presenza di ulcerazioni gastriche più o meno evidenti si rilevano spesso con differenze notevoli da un allevamento all’altro. Da indagini condotte nei macelli emerge che approssimativamente il 20% dei suini presenta lesioni e che un ulteriore 60% è caratterizzato da lesioni di paracheratosi pre-ulcerative. La presenza di ulcere gastriche può avere un elevato costo economico se consideriamo che possono riguardare tutti i suini sopra i 30-40 kg di peso. Non è facile determinare la causa precisa di queste lesioni e sicuramente sono diversi i fattori coinvolti. Anche gli studi a riguardo non sempre giungono alle medesime conclusioni, ma possiamo individuare alcuni dei fattori di rischio.

Tutto lo stomaco del suino può essere soggetto a lesioni di tipo ulceroso, ma in particolare la zona pars oesophagea ne è soggetta. In questa area troviamo un epitelio di tipo squamoso, stratificato, tipico dell’esofago, con carenza di secrezioni mucose quindi più vulnerabile ad agenti esterni che possono originare lesioni. Uno dei problemi più diffusi è la parachetosi, spesso con contaminazioni da succhi biliari che rendono l’epitelio giallastro. Quando questo processo continua la parachetosi può evolvere verso ferite profonde con sanguinamento e possiamo avere i cosiddetti “maiali bianchi”, anemici, fino a decessi. I suini con ulcere sono caratterizzati dall’avere succhi gastrici diluiti con elevata acidità. Aumenta la secrezione di acido cloridrico delle cellule parietali con riduzione della difesa contro la cosiddetta autodigestione della mucosa gastrica. Questo fenomeno è caratterizzato da dinamismo e le lesioni appaiono e regrediscono anche nel giro di poche ore.

In ogni caso l’incidenza delle ulcere è aumentata negli ultimi anni probabilmente in relazione sia allo sviluppo di linee genetiche a crescita veloce, con elevata deposizione di tessuto magro, sia a tecniche di gestione e alimentazione spinte che non seguono adeguatamente lo sviluppo fisiologico degli animali con ripercussioni anche sul sistema immunologico. Anche gli stati di stress legati a densità d’allevamento, temperature inadeguate, carenze di abbeveratoi o spazio alle mangiatoie e razioni non ben formulate, portano a peggiorare il problema.

L’alimentazione

L’alimentazione è, fuori da ogni dubbio, implicata nella problematica. Il razionamento alimentare, tipicamente applicato nei nostri allevamenti per la produzione del suino pesante, sembra amplificare il rischio di ulcerazioni gastriche. Inoltre, il digiuno può portare a riduzione del pH gastrico quindi più ulcere. Ma sembra che i suini tenuti a digiuno prima della macellazione manifestino meno lesioni rispetto a quelli macellati senza digiuno. Questo farebbe pensare che sia soprattutto il “disordine” alimentare a favorire il problema. Risulta così importante avere un’alimentazione ben controllata, con adeguati spazi alla mangiatoia, orari regolari e non saltare la fornitura di alcun pasto, neppure nei giorni festivi.

La presentazione degli alimenti è pure molto importante. La finezza di macinazione e livelli inadeguati di fibra e proteine incidono notevolmente. Avere il pasto secco e macinato troppo finemente aumenta il consumo di acqua e la diluizione dei succhi gastrici con problemi di acidità.

Livelli proteici elevati possono portare a eccessi di ammoniaca, certamente non utili, ma anche la carenza di proteine può determinare problemi. Emerge ancora una volta l’importanza di curare con molta attenzione il rispetto dei fabbisogni proteici e aminoacidici nelle diverse fasi di crescita degli animali.

Tra i cereali sembra che avena e orzo diano meno problemi di frumento e mais, e maggiori problemi si possono avere con cereali trattamenti termicamente o espansi, probabilmente questi aspetti sono legati al livello di fibra che varia tra i diversi cereali e alla presenza di particelle molto fini nei cerali più trattati.

L’impiego di materie prime fibrose migliora la tonicità delle pareti del tratto gastro-intestinale, ma certamente con alti livelli di fibra il contenuto energetico della dieta tende a diminuire. Risulta comunque utile mantenere un livello di fibra adeguato all’età degli animali considerando che all’aumentare del peso la digeribilità della fibra aumenta.

Sembra appurato che nei suini su paglia l’incidenza delle ulcere sia ridotta. A tal riguardo sono interessanti i risultati di una prova sperimentale condotta da Di Martino et al. nel 2011 su quasi 700 suini macellati oltre il nono mese di età, come prevedono i disciplinari di produzione del prosciutto di Parma e di San Daniele. Fu valutato l’effetto della disponibilità di paglia lasciata in una mangiatoia appesa alla parete dei box. In questo modo il lavoro per la gestione della paglia era limitato, la paglia veniva messa in mangiatoia 3 volte alla settimana. I suini con la paglia a disposizione mostrarono meno lesioni gastriche (Tab. 1) e livelli più bassi di cortisolo ematico, meno infiammazioni e lesioni esterne (coda, orecchie) a testimonianza di minor stress e comportamenti meno aggressivi.

In definitiva, con la paglia a disposizione il doppio degli animali sono risultati senza alcuna lesione gastrica e meno della metà hanno evidenziato erosioni o ulcerazioni gravi.

Incidenza degli additivi

In alcuni studi è emerso che carenze di vitamina E favoriscono la comparsa di ulcerazioni. Queste sono correlate positivamente ai fenomeni di ossidazione organica che, ricordiamo, sono favoriti da grassi rancidi e di scarsa qualità. Con carenze di vitamina E spesso si hanno anche danni epatici. Questa vitamina è un antiossidante naturale estremamente potente, quindi importantissima per la protezione delle membrane cellulari. È utilizzata anche nella cura delle cirrosi epatiche in umana. Risulta utile accompagnare la somministrazione della vitamina E con quella del selenio per ridurre sia i problemi gastrici sia quelli epatici.

In alcuni studi è risultato utile, nel contenere le ulcerazioni, l’impiego di zinco e di acido folico. Anche l’inserimento nella dieta di bicarbonato può aiutare. Al contrario, per ferro e rame può essere utile ridurre l’apporto.

In definitiva qualora si manifestino sintomi di ulcerazioni gastriche è utile somministrare razioni alimentari con granulometria maggiore e integrate con gli additivi sopra menzionati per una decina di giorni, riducendo anche i livelli energetici con l’impiego di materie prime fibrose in quantità maggiori.

Le cause della patologia

La causa che dai più è indicata come prevalente nella generazione delle lesioni gastriche è la macinazione fine dei mangimi. Quando la dimensione media delle particelle è inferiore ai 600 micron o quando abbiamo una quota non trascurabile di particelle inferiori ai 200 micron, allora ci troviamo nella situazione che favorisce l’insorgenza dell’ulcera gastrica nel suino. Il primo effetto delle farine fini, correlato alle lesioni gastriche, è un maggior rimescolamento della massa contenuta nello stomaco. Conseguentemente la mucosa della pars oesophagea subirà un’esposizione prolungata al materiale proveniente dalla zona sottostante dello stomaco, caratterizzato da un pH particolarmente basso. Il secondo effetto dipende dalla maggiore velocità di svuotamento dello stomaco che può favorire la risalita dei succhi biliari fino alla mucosa della pars oesophagea, con l’instaurarsi di fenomeni erosivi.

Un altro fattore di grande importanza per la formazione delle lesioni può essere l’uso incauto di farmaci antinfiammatori non steroidei (ad esempio l’acido acetilsalicilico). Talvolta la precedente somministrazione di dosi elevate di acido acetilsalicilico viene rilevata in seguito al manifestarsi di ulcere gastriche. Occorre ricordare che queste terapie si effettuano su animali i cui stomaci, come si è visto, non sono mai in perfetto stato di salute.

Altri fattori riportati in letteratura che potenzialmente favoriscono alte percentuali di ulcere gastriche negli allevamenti sono le occasioni di digiuno, l’allevamento su pavimento integralmente grigliato, la somministrazione di mangime pellettato, l’alta densità degli animali nei box e l’ereditarietà (è stato determinato un coefficiente di 0,52). Anche la stagione calda può determinare un aumento dei fenomeni. Inoltre, bisogna fare attenzione con la pratica di acidificare i mangimi con elevate dosi di acidi organici (formico, lattico, citrico) in quanto possono esserci effetti non favorevoli sulla integrità della mucosa gastrica dei giovani suini. In tabella 2 sono riassunte le cause che possono favorire l’insorgenza della problematica.

Un connubio di fattori

Le ulcere gastriche nel suino sono causate da un complesso di fattori che includono l’alimentazione, il management aziendale, l’ambiente e la presenza di altre patologie. Quindi non è facile risolvere il problema con un farmaco o una specifica tecnica di gestione. Per avere il controllo favorevole sulla malattia serve un impegno coordinato da parte dei mangimisti, dell’allevatore e del veterinario instaurando una routine adeguata in allevamento. Se così è si ridurranno anche i casi sub-clinici e le prestazioni di accrescimento degli animali ne gioveranno. Bisogna considerare il problema valutando quali accorgimenti prendere senza avere costi che superano i benefici ottenuti dalle soluzioni adottate.

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*Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali – Università degli studi di Milano


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