DOSSIER ALIMENTAZIONE –

A colloquio con Jan Wyers, formulista, e con Peter Rutten, tecnico, del mangimificio Koudijs De Heus

La mangimistica in Olanda e l’evoluzione delle diete

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Abbiamo incontrato Jan Wyers del mangimificio Koudijs De Heus, uno dei tre principali attori in termini di quantitativi di mangime prodotti e venduti a livello olandese. Per anni è stato responsabile del dipartimento formulazioni e del laboratorio di analisi prima per l’azienda Sondag Voeders e, successivamente all’acquisizione, per De Heus. Giunto all’età della pensione ha continuato a collaborare attivamente dapprima nei mercati che via via venivano acquisiti (Repubblica Ceca, Polonia, Russia, Filippine, Vietnam, Cina, ecc), poi è stato nominato responsabile del mercato latino americano e della formazione delle nuove reclute in tali paesi. Abbiamo approfittato della grande esperienza di Wyers chiedendogli di illustrare le principali innovazioni che hanno interessato il settore mangimistico olandese.


Signor Wyers, riassumere in poche righe 40 anni di carriera non è certo facile. Le chiediamo tuttavia di parlarci in modo schematico dell’orientamento del mercato olandese degli ultimi anni.
«Nel passato era tutto molto più semplice in quanto, se è vero che si formulava senza l’ausilio dei moderni calcolatori, le materie prime erano poche e ben definite… un po’ come è ancora oggi negli Stati Uniti dove alla base di tutti i mangimi ci sono mais e soia. Inoltre, i fabbisogni degli animali allevati erano sicuramente inferiori rispetto ai giorni nostri o, per meglio dire, si trattava di soggetti rustici le cui performance non erano ovviamente spinte come le genetiche moderne, ma che al tempo stesso tolleravano meglio eventuali errori alimentari e/o piccoli squilibri dal momento che allora le conoscenze erano più limitate».


Facciamo alcuni esempi iniziando, se vuole, dalle scrofe.
«Le cose da dire sarebbero sicuramente tante e cercherò di soffermarmi su quelle che ritengo maggiormente innovative. Innanzitutto, ci siamo resi conto che l’aumento della prolificità delle scrofe ha portato a una diminuzione nel peso alla nascita che poi rischia di trascinarsi per tutta la carriera produttiva del suinetto. Con l’alimentazione si è cercato di sopperire a questo trend per favorire il recupero della condizione corporea della scrofa nella prima fase di gravidanza con l’obiettivo di recuperare su omogeneità dei suinetti e peso alla nascita. Stiamo cercando di formulare, non soltanto differenziando i profili aminoacidici tra fase di gestazione e lattazione, ma anche tra le diverse genetiche. Per esempio, stiamo producendo mangimi specifici per scrofe fecondate con il Pietrain al fine di aumentare la vitalità dei suinetti alla nascita che, notoriamente, è scarsa se paragoniamo i Pietrain con altri tipi genetici. Ormai in tutte le scrofaie sono entrati mangimi specifici integrati con zuccheri e sostanze ad alto contenuto energetico soltanto per la fase che va dall’intervallo al calore al fine di aumentare e migliorare la qualità degli ovuli rilasciati. In molti allevamenti si stanno utilizzando due mangimi di gestazione differenti, uno per la fase fino a 75-80 giorni di gravidanza, l’altro per l’ultimo mese».


A livello di suinetti si percepisce un forte fermento, lo conferma?
«Questa domanda non mi lascia affatto indifferente in quanto è stato il focus per l’intera mia carriera lavorativa; ancora oggi, nonostante sia in pensione, mi posso considerare il padre dei mangimi dei suinetti che l’azienda De Heus commercializza. Ricordo ancora quando abbiamo messo a punto questi mangimi; io e il mio team avevamo ricevuto un input ben preciso dall’allora proprietà: ci avevano semplicemente chiesto di fare il miglior mangime per suinetti. Questa richiesta ci ha fatto ragionare in un’ottica totalmente diversa e abbiamo iniziato a domandarci: “cosa vorrebbe mangiare un suinetto?” e abbiamo abbandonato l’idea di formulare ottimizzando. Il tutto ci ha portato ad utilizzare solo materie prime di assoluta qualità. I cambiamenti degli ultimi anni, mi riferisco in particolare al divieto di utilizzare mangimi medicati per i nostri animali, hanno forzato gli allevatori a tirare fuori il meglio di sé da un punto di vista manageriale, ma hanno anche imposto alle aziende mangimistiche un rigore senza precedenti».


Cosa intende per rigore senza precedenti?
«Ovviamente posso parlare solo per l’azienda per cui lavoro. Ad esempio, veniamo dalla recente inaugurazione di uno stabilimento esclusivamente dedicato alla produzione di mangimi per i suinetti. In tale stabilimento è in funzione una macchina che è in grado di setacciare i cereali in entrata eliminando eventuali impurità, polveri e altri materiali. Ovviamente, il processo richiede un certo tempo e ha pertanto un costo importante, ma abbiamo ritenuto che fosse un investimento assolutamente necessario. Anche sulla qualità delle materie prime non si transige: tutto il grano acquistato viene da un’area ben delimitata del Nord della Francia perché abbiamo valutato la conformità del prodotto con i nostri standard qualitativi. Allo stesso tempo le tecnologie di macinazione e pellettatura sono di prim’ordine in quanto si tratta di dettagli tutt’altro che trascurabili in grado di fare la differenza sulla qualità dei mangimi. Soprattutto per i suinetti più giovani, la durezza del pellet è un elemento fondamentale che incide positivamente sul consumo e sulla digeribilità».


Come mai, allora, se guardiamo i suinetti olandesi e quelli italiani normalmente quelli italiani sono più belli?
«(Ride)… Conosco abbastanza bene il mercato italiano in quanto per anni sono venuto nel vostro paese e tutt’ora mi capita talvolta di venire. Nella sua domanda è racchiusa una differenza di non poco conto che è rappresentata dalla possibilità o meno di ricorrere all’uso dei medicati nel mangime, non tanto in un’ottica di promotori di crescita, in quanto è proibito, ma piuttosto come eventuali “correttori” di errori o eccessi nella formulazione dei mangimi per i suinetti. In Italia si pretende che il suinetto di 70 giorni pesi almeno 28-30 kg, mentre in Olanda lo stesso animale pesa normalmente 23 kg. Noi utilizziamo diete che in termini di proteina grezza non superano mai il 17% e, anzi, se possibile stiamo più bassi; in Italia si arriva nelle prime fasi fino al 20%. Da prove che abbiamo condotto in Sudamerica abbiamo raggiunto 34 kg a 70 giorni con un IMG di 560 g/d, per cui il potenziale di crescita c’è; la difficoltà è poterlo sfruttare soprattutto nelle nostre condizioni di allevamento in quanto la politica governativa è fortemente critica nei confronti dell’uso degli antibiotici e ha imposto una drastica riduzione da conseguire nei prossimi anni».


Cosa ci può dire della fase ingrasso?
«Da sempre, oggi più che mai, l’obiettivo degli ingrassatori è quello di far crescere i propri suini cercando di contenere il più possibile il costo alimentare. Questo, ovviamente, ha portato all’utilizzo di una vastissima gamma di sottoprodotti con i quali non sempre è facile convivere, in quanto si tratta di prodotti notoriamente poco “stabili” che possono creare problemi digestivi sui nostri soggetti all’ingrasso. Problematiche come l’ileite hanno visto una certa recrudescenza in questi ultimi anni e tra le cause principali possiamo annoverare senza dubbio l’instabilità delle materie prime utilizzate e, quindi, delle diete».


Il colloquio con Peter Rutten
Peter Rutten, tecnico con grande esperienza sul campo, anch’egli in forza a De Heus, conosce bene il mercato italiano per aver lavorato per anni nel nostro paese dapprima per un’azienda privata e, successivamente, come consulente per allevatori di grosse dimensioni nel Nord Italia. Approfittando della sua grande praticità abbiamo cercato di approfondire alcuni dei concetti sviluppati con il formulista Jan Wyers.


Rutten, dal colloquio con Jan Wyers è emerso come si stia facendo grande attenzione al mangime dei suinetti. Quali sono le principali differenze che si riscontrano tra Olanda e Italia?
«Ridurre il tutto al solo utilizzo dei medicati sarebbe poco, anche se da qui si originano molte delle differenze. Per scendere nel concreto, posso dire che molte tra le aziende mangimistiche olandesi hanno diverse linee di prodotti finalizzate per scopi diversi. Ad esempio, nella nostra azienda possiamo avere 3 diverse opzioni che portano a 3 linee di mangimi differenti: esiste, infatti, la linea Stimulans che si propone l’obiettivo di favorire il consumo di alimento. Si tratta di un mangime di alta gamma consigliato per gli utilizzatori della linea Pietrain i cui suinetti necessitano di una spinta al consumo alimentare in quanto si tratta di una genetica a forte conversione alimentare, ma anche con basso appetito che necessita nelle prime fasi di essere incentivata. Abbiamo poi i mangimi della linea Comfort che si indirizza verso genetiche un po’ meno spinte in termini di masse muscolari rispetto al Pietrain, ma le cui performance sono ragguardevoli anche a fronte di un mangime, diciamo così, un po’ meno lussuoso. Infine abbiamo la linea Prevent che, come indica la parola stessa, si pone come obiettivo principale quello di limitare al massimo le problematiche sanitarie. Si tratta di un mangime indicato per coloro i quali si trovano a svezzare precocemente (21 giorni) o per le aziende in cui gli ambienti svezzamento non sono l’ideale. In questi casi un mangime meno spinto potrà aiutare il suinetto evitando di sovraccaricare un sistema immunitario già sollecitato. Tante altre cose si potrebbero dire senza dimenticare che le basi per ciò che succederà negli svezzamenti vengono poste in sala parto».


Si riferisce al discorso immunitario e al passaggio di anticorpi scrofa-suinetto?
«Sì, ma non solo. Dando per scontata la trasmissione anticorpale, che è fondamentale, e l’altro aspetto rappresentato dalla limitazione nell’ambito del possibile dei rimescolamenti tra suinetti, stiamo vedendo sempre più quanto sia importante per le performance future favorire il consumo di alimento in sala parto».


Alcuni esempi?
«Innanzitutto occorre fornire alcuni numeri per vedere se le performance realizzate nel proprio allevamento siano soddisfacenti o meno. Mi riferisco, in particolare, al dato relativo al consumo minimo di mangime in sala parto per suinetti svezzati a 21 o 28 giorni che dovrà essere, rispettivamente, maggiore di 150 g e maggiore di 300 g (vedi tab. 1). Per favorire il consumo, si nota come il ricorso a un mangime specifico per questa fase sia fondamentale rispetto all’utilizzo di un mangime pre-starter standard (vedi fig. 1). Inoltre, come ha messo in evidenza anche una recente ricerca, posizionare la mangiatoia dei suinetti in corrispondenza della testa della scrofa favorisce il consumo di alimento perché, mentre la scrofa mangia, anche i suinetti imparano il comportamento della madre e tenderanno a nutrirsi in contemporanea (v. fig. 2). Altrettanto, è importante monitorare il consumo di mangime nei primi giorni post svezzamento e nell’ambito della prima settimana, perché questa fase di avviamento è fondamentale nell’evitare le problematiche intestinali e le crescite stentate» (v. tab. 2).



Negli allevamenti olandesi cominciano venire installate con una certa frequenza le incubatrici in cui si svezzano i suinetti sovrannumerari.
«A fronte dell’incremento della prolificità abbiamo visto che è aumentata anche la capacità delle scrofe di svezzare grazie, ad esempio, a un forte miglioramento avvenuto sulla qualità della linea mammaria e nel numero dei capezzoli. A volte, però, tutto ciò non basta e possono essere utili strutture a parte che consentano di svezzare il maggior numero di suinetti. Ecco perché sono nate queste, che possiamo chiamare incubatrici, in cui si mettono i suinetti di una scrofa (massimo 12), mentre sotto la scrofa che è stata liberata si andranno a raccogliere i suinetti sovrannumerari. Importante sarà il ricorso a prodotti specifici per tali suinetti svezzati precocemente i quali dovranno avere la caratteristica di essere altamente digeribili evitando, in particolare, le problematiche intestinali. Ultima frontiera in tal senso è rappresentata da quegli allevatori che dotano l’intero comparto delle sale parto di impianti per la somministrazione dell’alimentazione a liquido con forti benefici su peso allo svezzamento e performance future. Ovviamente la tipologia dell’alimento somministrato varierà dal latte dei primissimi giorni per essere sostituita da un mangime ad alta digeribilità e che ha il merito di avere costi più contenuti rispetto al latte».


Terminiamo con la nota dolente parlando di costi alimentari. Può fornire alcuni dati al riguardo per dare un termine di paragone ai nostri allevatori?
«Sicuramente, anche perché al riguardo esistono dati medi ufficiali che sono consultabili pubblicamente e che costituiscono anche il termine di paragone per i nostri allevatori. Proprio di fresca pubblicazione si possono citare i costi alimentari per la fase di svezzamento e ingrasso che nel 2013 sono stati pari a 12,92 € (da 7 a 24,7 kg) e 79,05 € (da 25 a 118,2 kg). Scendendo nello specifico, il costo medio del mangime della fase svezzamento è stato pari a 45,93 € con un Indice di conversione alimentare di 1,63, mentre per la fase di ingrasso il prezzo medio del mangime è stato di 32,88 € con ICA di 2,59».


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