Inizio 2016, scattano gli aiuti all’ammasso privato

Via libera dalla Commissione Ue. Rispetto al regime di marzo 2015 sono previsti un aumento dell’importo del 20%, l’inclusione del lardo fresco tra i tagli ammessi e la possibilità di esportare dopo una giacenza minima di 2 mesi


ammasso

Alla fine, il tanto annunciato programma di aiuti all’ammasso privato è partito il 4 gennaio, il primo giorno non festivo dell’anno.

Avendo valutato che la crisi del comparto suinicolo non dà cenni di attenuazione e interessa un po’ tutto il territorio dell’Unione, è stata la Commissione europea a far scattare questa misura con un regolamento ad hoc (vedi box). D’altro canto, la debolezza dei consumi interni e il calo drammatico delle esportazioni, che vede tra le cause principali l’embargo russo, determinano una situazione negativa che non accenna a migliorare.

La misura attivata, in sostanza, mira a erogare aiuti finanziari rivolti a operatori privati che immagazzineranno carne suina.

Il nuovo programma di aiuti

Già a settembre 2015 la Commissione europea aveva annunciato misure, per un totale di 500 milioni di euro, a favore del comparto lattiero e di quello suinicolo, particolarmente colpiti da crisi di mercato. «Ma mentre alcuni provvedimenti destinati ai derivati del latte sono partiti poche settimane dopo, gli interventi a favore dei suini – ha chiarito il commissario Ue all’agricoltura Phil Hogan – sono rimasti in attesa che la situazione evolvesse ulteriormente».

Così, a dicembre scorso, confermata la pesantezza dei mercati suinicoli, è stato approntato il nuovo programma di aiuti all’ammasso privato che, a differenza del precedente attivato a marzo 2015 e durato solo otto settimane, potrà contare su un contingente complessivo di carne ammessa allo stoccaggio incrementato del 20%. Altra novità riguarda la tipologia dei tagli che sarà estesa al lardo fresco.

Sarà inoltre possibile effettuare la cancellazione anticipata dal sistema di aiuti in caso di esportazione delle carni, dopo un periodo minimo di ammasso di due mesi (con conseguente riduzione del tasso di aiuto).

Lo stoccaggio delle carni come soluzione

Ma perché si è arrivati a questo? È la stessa Commissione europea a spiegarlo. La situazione del settore suinicolo dell’Unione si è deteriorata per tutto il 2014 e il 2015. Date le caratteristiche specifiche del mercato delle carni suine, che comporta un sistema di adattamento tardivo del settore dell’allevamento al calo della domanda di suini da macello, la produzione nell’Unione è aumentata, mentre le esportazioni sono diminuite notevolmente a seguito della perdita della Russia come mercato di sbocco. Di conseguenza, il mercato si trova attualmente ad affrontare una costante pressione sui prezzi che va al di là della normale ciclicità economica. Il persistere della difficile situazione del mercato inizia dunque a compromettere la stabilità finanziaria di molte aziende. Per questi motivi, l’Esecutivo di Bruxelles ha considerato che, per ristabilire l’equilibrio del mercato e consentire la ripresa dei prezzi, sia necessario ritirare temporaneamente dall’offerta carni suine.

Una misura insufficiente

Ma è proprio così? Si tratta davvero di una misura efficace e sufficiente?

Sembrerebbe di no, secondo quanto dichiara Gabriele Canali, direttore del Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole): «L’aiuto all’ammasso privato è uno dei pochissimi strumenti della politica agricola del passato rimasti ancora a disposizione per interventi sui mercati – spiega Canali -. È una misura a carattere contingente che da sola potrà al massimo cercare di limitare molto parzialmente la volatilità dei redditi degli allevatori. Lo strumento potrà ridurre in modo transitorio e limitato la pressione sul mercato delle carni suine. Ma il vero problema – conclude il direttore del Crefis – è che questa rappresenta la sola misura per ora prevista da Bruxelles per il comparto suinicolo, che al contrario avrebbe necessità di politiche più strutturali che coinvolgano tutta la filiera».

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 1/2016

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