Il maialetto sardo può uscire dalla regione

È quanto sancito dal ministero della Salute con il via libera alla commercializzazione del prodotto termizzato anche oltre i confini dell’isola. Soddisfatte Coldiretti e Assica: premiate le aziende virtuose e il nostro lavoro


maialetto

Così, dopo ben 1490 giorni di embargo, è stato finalmente concesso alla regione il permesso di commercializzare il maialetto termizzato anche oltre i propri confini.

Il via libera è stato formalizzato venerdì 11 dicembre dal ministero alla Sanità che ha confermato, come annunciato a ottobre ad Expo dal direttore generale dell’ufficio sanità animale del ministero alla Salute Silvio Borrello, la possibilità di poter esportare il porcetto e tutti i prodotti suini trattati termicamente a condizione di un accordo di filiera tra gli allevatori, macellatori e trasformatori “volenterosi seri e onesti che rispettano le regole”. Volendo in questo modo premiare e dare fiducia all’asse Coldiretti–Assica (l’Associazione industriali delle carni e dei salumi) che, in stretto contatto con allevatori e trasformatori, ha lavorato seriamente e assiduamente per assicurare e garantire un prodotto sicuro e genuino.

L’intervento di Battista Cualbo, Coldiretti

«È una giornata storica per tutta la Sardegna – dichiara il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. Grazie alla collaborazione con Assica, e al lavoro di squadra con la Regione, abbiamo liberato il maialetto, simbolo dell’agroalimentare sardo e tutti i prodotti derivati termizzati che erano confinati nel perimetro sardo da oltre 4 anni. 49 mesi di sofferenza durante i quali abbiamo (in pochi) lavorato seriamente per arrivare a questo risultato. Di fondamentale importanza è stata la deroga che ha consentito al maialetto di essere presente ad Expo; una vetrina internazionale durante la quale, in sinergia con gli allevatori e trasformatori abbiamo dimostrato al mondo che in Sardegna, nonostante gli innumerevoli errori commessi e i gufi, riusciamo ad allevare in sicurezza un animale sano e genuino. I trasformatori, in prima linea la “Genuina di Ploaghe”, sono stati un esempio, investendo, in un periodo nero per il suino, in nuove tecnologie come il termizzato che per il contingente ha consentito di avere il via libera alla commercializzazione e per il futuro rappresenterà uno strumento in grado di rafforzare le potenzialità e i target commerciali del nostro prodotto».

Le parole di Luca Saba, Coldiretti

«È un punto di partenza che dà fiducia ad un settore su cui in pochi credevano – commenta il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba -. Il lavoro da fare, come abbiamo sempre detto, è ancora lungo, ma adesso si può affrontare con più ottimismo, soprattutto da parte di chi, afflitto dalla sindrome disfattista e complottista, aveva perso le speranze di arrivare a questo importante risultato. Stiamo ridando credibilità a un prodotto unico e inimitabile che solo noi sardi ci possiamo vantare di avere, e per questo ringrazio Assica, gli allevatori e i trasformatori con i quali abbiamo collaborato a stretto contatto. Questo ci deve servire da esperienza – continua il direttore –. Adesso dobbiamo lasciare da parte le polemiche e fare squadra per procedere uniti. Il settore suinicolo ci può riservare importanti opportunità economiche ed occupazionali».

La dichiarazione di Davide Calderone, Assica

«Assica è molto soddisfatta di questo importante risultato – dichiara il direttore Davide Calderone – che grazie all’importante collaborazione con Coldiretti Sardegna, premia innanzitutto gli operatori del settore che operano con serietà e nel rispetto delle regole. Nel sottolineare questa rilevante opportunità di sviluppo per la suinicoltura sarda – prosegue Calderone -, non va dimenticato che il principale problema riguarda la persistenza sull’isola della Peste suina africana, per l’eradicazione della quale è quanto mai opportuno produrre il massimo sforzo da parte delle istituzioni regionali e nazionali; gli imprenditori onesti sono come sempre in prima linea nel fornire il loro supporto alla causa. Ricordo che le perdite commerciali per la filiera suinicola nazionale dovute all’attuale situazione si possono prudenzialmente stimare in circa 250 milioni di euro/anno di esportazioni».

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 1/2016

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