La Commissione Ue non vuole nessuna proroga negli Stati membri –

Il 2011 sarà l’ultim

Galline ovaiole, tra un anno scatta il divieto delle gabbie

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Il 2011 sarà l’ultimo anno nel quale sarà consentito allevare ancora le galline ovaiole in gabbie in batteria, infatti dal 1° gennaio 2012 scatterà il divieto definitivo previsto dalla direttiva comunitaria e dal relativo regolamento applicativo (1999/74/Ce). Dal momento che gli Stati membri e i produttori dell’Ue hanno avuto diversi anni per conformarsi a tale disposizione, il Parlamento europeo in una risoluzione approvata dall’Assemblea il 16 dicembre 2010, ha rivolto un pressante invito alla Commissione affinché adotti misure urgenti per contrastare qualsiasi tentativo di eludere e rinviare l’applicazione di questa importante norma riguardante il benessere delle galline ovaiole.
Il Parlamento suggerisce anche di adottare misure sanzionatorie dissuasive per evitare che i singoli Stati membri non procedano all’applicazione del divieto in maniera totale. D’altra parte il rinvio della messa in atto del divieto accentuerebbe la disparità già oggi esistente tra gli allevamenti che hanno già eliminato le gabbie e quelli che ancora le utilizzano, a tutto danno del principio di salvaguardia della concorrenza.

 

REDDITI DIVERSI
Infatti i costi di produzione sostenuti dai produttori di uova senza le gabbie sono dell’8-13% superiori a quelli dei produttori che utilizzano gabbie convenzionali, e la differenza di reddito che ne risulta è stimata intorno al 3-4%. Per i produttori che si sono già messi in regola le spese sono state notevoli in quanto il settore del pollame e delle uova non riceve sovvenzioni nell’ambito del primo pilastro della Pac e inoltre ha dovuto affrontare una grave crisi di mercato nel corso degli ultimi anni, comprensiva dei recenti e consistenti aumenti dei prezzi dei mangimi, pur avendo rispetto degli animali e del loro standard di salute e benessere che sono tra i più alti del mondo.
Il Parlamento è anche a conoscenza che, oggi, almeno il 30% degli allevamenti di galline ovaiole non è ancora in regola con le nuove disposizioni per cui gli Stati membri potrebbero chiedere una proroga del termine di applicazione del divieto per evitare che all’inizio del 2012 si verifichi una forte riduzione di uova sul mercato con conseguente rialzo dei prezzi, venendo a mancare la produzione di coloro che, continuando ad allevare le galline in gabbie, non possono poi commercializzare le uova. Il Parlamento nella sua risoluzione si oppone decisamente, anche in presenza di questa possibile situazione di mercato, a qualsiasi rinvio o a deroghe al divieto, dal momento che questo potrebbe danneggiare gravemente il benessere delle galline. La risoluzione è stata adottata da 459 voti favorevoli, 32 contrari e 17 astensioni. Essa chiede inoltre alla Commissione di presentare, entro il 31 dicembre 2011, un elenco di produttori di uova e ovoprodotti, trasformatori e commercianti che non rispettano la nuova normativa. I deputati, tuttavia, credono che una deroga parziale possa essere prevista e modulata solo per quei produttori che hanno iniziato a cambiare i sistemi di allevamento, ma non hanno completato il processo di riconversione prima della scadenza.

 

SOSTEGNI PER LA RICONVERSIONE
La risoluzione contiene anche un invito pressante alla Commissione affinché verifichi che le uova provenienti dai Paesi terzi siano state prodotte in allevamenti conformi alla direttiva e possano essere commercializzate solo se risultate conformi. Anche le uova prodotte negli Stati membri in allevamenti che non rispettano il divieto non devono circolare nello Stato membro di produzione e nessun altro stato dell’Ue. Inoltre i parlamentari rilevano che alcuni, ma non tutti, gli Stati membri si sono avvalsi della possibilità di fornire finanziamenti per sostenere la riconversione ma gli attuali vincoli sulle finanze di alcuni Stati membri e le difficoltà affrontate dagli agricoltori per ottenere prestiti bancari per finanziare gli investimenti nelle aziende agricole possono rendere più difficile il processo di conversione. Per questo motivo il Parlamento europeo esorta tutti gli Stati membri ad inserire nei loro Psr, le misure per aiutare il settore avicolo ad adeguarsi alla direttiva.


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