Fontanesi, Unapros: serve sforzo congiunto

«Gli imprenditori dovrebbero essere capaci di confrontarsi su azioni orientate a mettere sul mercato un prodotto garantito, rintracciabile e con uno standard qualitativo elevato». Parla così il numero uno di Unapros


fontanesi

Filiera e interprofessione, anche in Italia si possono fare, ma non senza uno sforzo da parte di tutti gli attori del mondo produttivo e dalle singole rappresentanze sindacali. A pensarla così è Lorenzo Fontanesi, presidente di Unapros, l’associazione che riunisce Opas, Assocom, Asser, Aps Piemonte e Suinmarche, per una produzione annuale vicina ai 2 milioni di suini, pari a oltre il 20% del totale nazionale.

«Quando parliamo di filiera e di interprofessione – specifica Fontanesi – abbiamo a che fare con due lati della stessa medaglia. Mentre la filiera identifica l’aspetto più pratico, operativo e imprenditoriale, la seconda inquadra qualcosa di politico ovvero un sistema generale organizzativo».

Sulla filiera

Prosegue a spiegare Fontanesi: «Quanto alla filiera, ce l’abbiamo da tanti anni a livello teorico e a compartimenti stagni. Io la vedo come un’opportunità estremamente positiva. Di essa fanno parte anche i produttori cerealicoli come fornitori per la materia prima nazionale.. Vale a dire, ad esempio, che l’allevatore deve produrre un suino con una genetica di un certo tipo, quindi trasformare la materia prima del suino per creare un prodotto eccellente che la Gdo possa valorizzare in nome di una filiera tutta italiana, che a sua volta il consumatore è disposto a conoscere».

«I feedback sono fondamentali»

Tutto questo funziona anche ma nella ricetta manca ancora un ingrediente fondamentale. Aggiunge Fontanesi: «Ogni livello della filiera dovrebbe dare un feedback sia a coloro che sono prima di lui e gli consegnano il prodotto, sia a coloro che nella catena sono dopo di lui e a cui lui consegna il prodotto a sua volta. In altre parole, dovremmo avere la consapevolezza di far parte di una catena di montaggio, in cui prima di noi e dopo di noi abbiamo sempre e comunque qualcuno su cui contare. Questa dovrebbe essere la base solida su cui creare veramente quei prodotti eccellenti che tutto il mondo ci invidia».

Sull’interprofessione

Quanto all’altro lato della medaglia, l’interprofessione, sottolinea Fontanesi, «si tratta di una realtà al di sopra del mondo dei produttori, la quale individua degli obiettivi di filiera che gli imprenditori si trovano a dover realizzare. La politica, a sua volta, dovrebbe mettersi al servizio di questi imprenditori per aiutare a realizzare tali obiettivi e/o la loro operatività nel realizzarli. L’interprofessione è utile perché è un tavolo dove gli imprenditori stendono questi programmi ovvero condividono gli obiettivi che poi verranno portati nella parte operativa con la filiera vera e propria».

In realtà sono diversi anni che si tenta di fare un’interprofessione seria. Specifica il numero uno di Unapros: «Abbiamo avuto il tavolo a Bologna, il tavolo ministeriale della filiera suinicola e oggi c’è l’Oi, altro mezzo per fare l’interprofessione. Tuttavia, amaramente dobbiamo ammettere che nessuna di queste soluzioni riesce a passare dalla carta alla pratica. È una caratteristica tipica della nostra italianità, che tuttavia vanta, dall’altro lato della medaglia, anche la capacità e la forza di uscire dalle situazioni più difficili sfruttando la propria creatività».

Fino ad ora, quindi, l’interprofessione sarebbe stata un fallimento, perché non si è riusciti a concretizzarla in modo efficace e le vere filiere sono percentualmente molto limitate o sono la minima parte. «Amaramente – aggiunge Fontanesi – ripeto che l’Italia non è il paese dell’interprofessione. È un fatto culturale, prima di tutto. Finché la gente non comprende che essa porta dei benefici, non ci sono le basi perché si concretizzi. Tanto più se facciamo il confronto con alcune interprofessioni di successo all’estero. Mi riferisco nella fattispecie ai casi della Spagna e della Francia, che sui loro prodotti hanno semplicemente messo il proprio marchio distintivo. Dunque, guardando a questi paesi, vediamo che alla base c’è proprio questa differenza culturale. Ma forse proprio il loro esempio può costituire uno stimolo per noi».

E Fontanesi conclude: «L’interprofessione può anche essere intesa come aggregazione del mondo sindacale che spesso è in contrapposizione nei suoi diversi colori. Al contrario, vista in positivo, superando le divergenze tra sindacati, proprio l’interprofessione potrebbe diventare un momento di sinergia tra mondo sindacale e mondo della produzione».

 

L’articolo è pubblicato sulla Rivista di Suinicoltura n. 1/2017

L’Edicola della Rivista di Suinicoltura


Pubblica un commento