Climatizzare la stalla? La ventilazione naturale può non essere sufficiente –

La climatizzazione di una stalla, quale che sia la specie allevata, rappresenta uno degli aspetti più delicati per quanto riguarda la definizione degli aspetti costruttivi, impiantistici e gestionali. Questa considerazione vale ovviamente anche per le bovine da latte, in particolare quando si tratta di animali in lattazione caratterizzati da elevate prestazioni produttive.

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La climatizzazione di una stalla, quale che sia la specie allevata, rappresenta uno degli aspetti più delicati per quanto riguarda la definizione degli aspetti costruttivi, impiantistici e gestionali. Questa considerazione vale ovviamente anche per le bovine da latte, in particolare quando si tratta di animali in lattazione caratterizzati da elevate prestazioni produttive.

Infatti la pressione alimentare cui essi sono sottoposti, se da un lato consente di raggiungere e mantenere queste elevate prestazioni, dall’altro determina la produzione di una grande quantità di calore che deve essere smaltito, quali che siano le condizioni dell’ambiente esterno.

Volendo fare un parallelismo tra le vacche ed il mondo dei motori, se gli animali di qualche decennio fa potevano essere paragonati a tranquilli propulsori in grado di sopportare molti strapazzamenti connessi alle non sempre perfette caratteristiche del combustibile e condizioni d’uso, quelli di oggi, invece, sono molto più simili a dei motori da competizione, le cui elevate prestazioni di progetto vengono garantite solo con una rigorosa e competente gestione.

La comparazione purtroppo si ferma qui, dato che, se un motore viene ogni volta riprogettato per adeguarlo alle nuove prestazioni (ad esempio con l’aumento dei sistemi di dissipazione del calore, nuovimateriali, ecc.), la bovina da latte è rimasta di fatto sempre quella. Le elevate produzioni di latte che miglioramento genetico e management sono riusciti a spremere da questi animali non erano previsti daMadre natura (che evidentemente ha bisogno di tempi più lunghi per progetti di questo tipo), dato che, in parallelo, non si sono adeguati i sistemi per disperdere le maggiori quantità di calore metabolico prodotto.

PROBLEMI OLTRE I 24 GRADI
Per questi animali super produttivi i guai cominciano già con l’avvio dell’estate, per diventare sempre più gravi man mano che la temperatura ambientale aumenta; il declino della produzione comincia infatti già quando la temperatura diurna oltrepassa i 24-25 °C.

Contribuiscono a peggiorare lo stato di stress termico elevati tassi di umidità relativa (UR), inadeguate velocità dell’aria e una eccessiva esposizione degli animali alla radiazione solare. Lo contrastano, invece, bassi valori di UR, una velocità dell’aria superiore a 0,5 m/s, la schermatura contro la radiazione solare diretta, la riduzione della temperatura ambientale durante le ore notturne (anche se accompagnate da un aumento della UR).

Risulta pertanto fondamentale poter allevare questi animali in ambienti attentamente studiati dal punto di vista della climatizzazione, con particolare attenzione alle soluzioni che consentono di attuare una efficace difesa dalle alte temperature.

RICAMBIO DELL’ARIA CON SISTEMI PASSIVI

Cerchiamo di capire quali sono gli elementi su cui intervenire.
Nella stragrande maggioranza delle stalle per bovine da latte, in Italia e altrove, il ricambio dell’aria viene garantito con sistemi “passivi” quali la ventilazione naturale per effetto vento e/o per effetto camino (figura 1). Il termine “passivo” indica quelle soluzioni, costruttive e impiantistiche, nelle quali il movimento dell’aria avviene sfruttando gradienti (interno/ esterno) di pressione e/o di temperatura, senza ricorrere a sistemi meccanici (ventilatori), che per funzionare consumano energia.

La ventilazione naturale ha dunque il vantaggio di poter garantire un adeguato ricambio dell’aria con un costo energetico nullo (se escludiamo quello relativo al funzionamento dei sistemi di regolazione delle aperture di ingresso e uscita dell’aria), la cui efficienza ed efficacia di funzionamento dipende comunque dal rispetto dei seguenti fattori:
– Localizzativi: posizione topografica e orientamento dell’edificio.
– Costruttivi: forma dell’edificio e materiali utilizzati per la sua costruzione.
– Ambientali: ventosità e temperatura dell’aria (valori assoluti e variazioni giornaliere).


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