Cresce il ricorso ai mangimi

Dal 2000 a oggi, nonostante il calo del numero dei capi allevati, la produzione di mangimi è passata da 2,5 milioni a 3,3 milioni di t


mangimi

Terzo settore della zootecnica italiana, dopo quelli avicolo e bovino, la suinicoltura riveste grande importanza anche per l’industria dell’alimentazione animale, tenuto conto che ad essa è destinato il 24% dei mangimi complessivamente prodotti in un anno (il 41% è diretto al settore avicolo e il 25% a quello bovino).

Nel 2013 la produzione di mangimi destinati a questa tipo di allevamento è ammontata a 3.325.000 tonnellate. La maggior parte è rappresentata dai mangimi “completi”, vale a dire quelli che da soli soddisfano la razione alimentare degli animali, mentre il restante 10% circa è costituita da mangimi “complementari”, che necessitano cioè di essere integrati in azienda dall’allevatore con altri ingredienti per garantire una razione completa all’animale.

Nella produzione dei mangimi per suini, considerando l’andamento registrato dall’inizio del millennio ad oggi – pur in una situazione di mercato contraddistinta, specie in questi ultimi anni, da molteplici difficoltà per questo settore di allevamento – si evidenzia in generale una crescita: da meno di 2,5 milioni di tonnellate dell’anno 2000 a oltre 3,3 milioni di tonnellate di oggi, con un picco storico di 3,4 milioni di tonnellate raggiunto nel 2011.

Performace migliori

Una crescita produttiva in linea con lo sviluppo dell’industria mangimistica e soprattutto con il miglioramento costante delle sue produzioni, che sono state in grado di soddisfare la richiesta di un mercato sempre più esigente in termini di standard sia di qualità che di sicurezza, ma anche di offrire un livello di competitività adeguato a fare fronte a un mercato sempre più concorrenziale.

La produzione mangimistica risulta, infatti, influenzata solo in parte dall’andamento delle consistenze degli allevamenti nazionali che, dopo un periodo che va dal 2002 al 2011, in cui il numero di capi allevati si è mantenuto pressoché costante intorno ai 9,2 milioni di capi, ha fatto segnare un forte ridimensionamento nel 2012 e nel 2013, tanto che oggi il numero dei suini allevati in Italia è tornato quasi ai livelli degli inizi degli anni 2000, quando si registravano poco più di 8,2 milioni di capi.

La spiegazione della crescita della produzione dei mangimi per suini va ricercata, pertanto, in altre ragioni che hanno spinto gli allevatori ad attribuire sempre maggiore fiducia nei confronti del mangime di produzione industriale, soprattutto rispetto ai mangimi autoprodotti direttamente nell’azienda di allevamento, che pur tuttavia continuano a occupare una quota di un certo rilievo in questo settore zootecnico.

Vantaggi

Sono diversi i vantaggi offerti all’allevatore dal mangime prodotto dall’industria: a) in primo luogo, gli elevati standard di qualità e soprattutto di sicurezza, che difficilmente possono essere raggiunti con l’autoproduzione aziendale; b) le positive performance di accrescimento degli animali e le migliori rese nella conversione in carne; c) la maggiore efficienza di produzione e un sensibile incremento del benessere degli animali allevati, con riflessi importanti sulla qualità stessa dei prodotti che ne derivano, il che costituisce un aspetto certamente da non trascurare, soprattutto se si tiene conto che molti di questi prodotti sono destinati a circuiti alimentari di eccellenza; d) la possibilità di realizzare maggiori economie su una delle principali voci di costo degli allevamenti, mettendo spesso al riparo dalla forte volatilità del mercato delle materie prime, contro le quali i singoli allevatori non hanno difesa: e) il beneficio delle economie di scala offerte dall’industria.

Partendo dall’alimentazione animale, primo anello della catena, può certamente avere inizio quel percorso virtuoso della filiera che dovrebbe vedere coinvolte sempre più attivamente tutte le sue componenti, al fine di poter realizzare, nel settore suino (come del resto è necessario anche in tutte le altre realtà della zootecnia) una sinergia sempre maggiore tra i vari segmenti che la compongono, con l’obiettivo comune di elevare il grado di efficienza delle produzioni. Una priorità vitale, dettata dalla necessità di rispettare un adeguato livello di competitività, indispensabile in un mercato sempre più aperto, non solo a livello comunitario ma a livello mondiale.

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(*) Responsabile economico di Assalzo (Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici)


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