Costi in rialzo nel 2015, Asia nuova frontiera

Kees De Roest, Crpa: «Redditività in lieve calo in Italia, prezzo medio europeo a 1,58 euro/kg. I nodi sono la direttiva nitrati e la pressione sanitaria»


Pig piggy bank, gold coins.

Nel 2014 i costi di produzione degli allevamenti suinicoli sono diminuiti, tuttavia il calo consistente del prezzo del suino ha causato una flessione della redditività. Per il 2015 si prevede un aumento nuovo dei costi, soprattutto quelli relativi ai mangimi e all’energia.
È il bilancio e la previsione che traccia Kees De Roest del Crpa di Reggio Emilia ad anno appena concluso. Vediamo innanzitutto come è andato e come sta andando il settore della suinicoltura europea e italiana relativamente a costi, prezzi e redditività.
«A livello europeo – spiega De Roest – si è registrato un calo del numero di scrofe e di suini dovuto anzitutto alla conversione degli allevamenti che si sono adattati alla nuova legislazione europea. Tuttavia, la produzione complessiva di carne suina è calata di poco in termini di tonnellate. I dati sono chiari: tra il 2003 e il 2013 il numero dei suini nell’Unione europea è sceso di 16 milioni di unità (ma solo 3 milioni di questi nell’Ue -15, con un’emorragia vera e propria nei Paesi dell’Est, Polonia in primis), mentre la produzione oscilla intorno ai 22 milioni di tonnellate di carne. Questo è dovuto a un aumento del peso del suino alla macellazione, da una parte, e a un incremento forte della produttività dei suinetti per scrofa, dall’altra».
In Italia, nell’anno appena concluso la produzione è scesa di oltre il 15%, perlomeno quella registrata nel periodo da gennaio a settembre 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013. Quale potrebbe essere il motivo? Al momento non è possibile sbilanciarsi per dare un significato a questo calo. «Certo è che contemporaneamente – osserva De Roest – abbiamo assistito a un calo dell’export extra Ue dell’8% dovuto prima alla peste suina e poi all’embargo da parte della Russia, che era il primo acquirente di carne suina in Europa (24%)».
Per quanto riguarda i prezzi, aggiunge De Roest, «proprio il blocco delle esportazioni verso la Russia ha determinato maggiori quantità di carne disponibile sul mercato europeo e quindi un calo dei prezzi. Nel complesso questo calo dei prezzi è pari al -10,3% nell’Ue-28, con la Germania che segna -8,3%, la Danimarca -8%, la Spagna -11,7% e l’Olanda -11,4%. In Italia il calo del prezzo del suino pesante è stato limitato a quasi il -2%. Ad oggi l’Europa sta cercando di destinare la carne che avrebbe trovato un acquirente nel mercato russo verso i mercati asiatici: Cina (col 17%, considerata il secondo acquirente di carne suina per l’Europa dopo la Russia), Hong Kong (14%), Giappone (8%) e Corea del Sud (5%)».

Peggiorano gli ingrassatori
Prosegue De Roest: «Parlando di prezzi, il 2014 chiude meno bene rispetto al 2013, ma non così male come ci si sarebbe potuti aspettare. Il prezzo medio europeo è di 1,58 euro/kg».
Quanto alla redditività 2014, premesso che i bilanci aziendali non sono ancora disponibili, a grandi linee si può affermare che sia migliorata fino a ottobre, grazie soprattutto al calo del prezzo dei mangimi composti integrati (tra il -7% e il -8%). Da allora a oggi i costi di produzione sono saliti di nuovo, in particolare per gli ingrassatori, i quali hanno acquistato a caro prezzo i magroncelli (35-40 kg). La redditività è pertanto peggiorata per gli ingrassatori rispetto agli allevamenti a ciclo chiuso.
E il 2015? L’anno appena iniziato, si stima, vedrà costi in aumento e consumi stabili. Specifica De Roest: «Sul versante dei costi, i futures di Chicago registrano un lieve aumento in particolare per la soia. Dal punto di vista dei consumi si stima che quelli europei non aumenteranno e, anzi, rimarranno stabili nel lungo periodo, fino al 2023. A livello mondiale, invece, si prevede un leggero incremento, soprattutto in previsione di una buona ricezione da parte dei Paesi asiatici. Fino al 2023 la previsione è quella di un aumento della quota export per l’Unione europea pari a +12% ed è bene che anche l’Italia colga questa opportunità. Le prospettive di sviluppo per i suini nell’Unione europea esistono, ma sono collocate soprattutto nei Paesi extraeuropei (quelli asiatici prima citati a cui si aggiunge ora anche il Vietnam che apre alla carne suina europea)».
Per quanto riguarda l’Italia nel 2014, il costo di produzione è stato lievemente inferiore rispetto al 2013, ma a oggi è ancora impossibile stabilire di quanto. Conclude De Roest: «La redditività non dovrebbe subire un peggioramento, visto il limitato calo medio dei prezzi dei suini in Italia. I problemi della suinicoltura italiana riguardano ancora, principalmente, il rispetto della direttiva nitrati (anche se qualche spiraglio potrebbe venire da una eventuale revisione delle zone vulnerabili) e la pressione sanitaria (per via del fatto che una elevata densità di popolazione animale può creare qualche problema). Non ultimo, esiste anche un problema di espansione dell’attività degli allevatori vicino ai centri abitati».

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