Costi alimentari bassi salvano i bilanci

Dalla rilevazione dei dati economici di alcuni allevamenti piemontesi emerge che la diminuzione del prezzo di mais, orzo e soia e un buon management sono in grado di evitare le perdite aziendali


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Il termine dell’anno è notoriamente il momento per fare i bilanci delle aziende. Fare di conto è più che mai opportuno per evidenziare il risultato della gestione aziendale e definire le strategie per l’anno nuovo sulla base di elementi oggettivi e non solo di sensazioni.

Il settore suinicolo chiude l’annata 2015 con una situazione di mercato pesante: quotazioni fortemente in ribasso, eccedenza dell’offerta di suini a livello europeo e consumi stagnanti. Ciò nonostante, i bilanci di alcuni allevamenti dell’area cuneese (Piemonte) evidenziano risultati positivi. La voce dei costi che ha registrato una importante contrazione è l’alimentazione, che da sola salva i bilanci degli allevamenti (sia della scrofaia, che dell’ingrasso). Il costo medio delle principali materie prime è diminuito sensibilmente nel corso del 2015: -13,76 % per il mais, -16,82% per la farina di estrazione di soia e -6,50% per l’orzo (vedi figura 1).

Scrofaia, costi e ricavi

Gli allevamenti di scrofe oggetto della rilevazione dei dati (n. 2 scrofaie nell’area cuneese) vendono in prevalenza lattonzoli di 30 kg (84% dei suinetti) e per una minima parte suinetti di 7 kg (16% dei suinetti), in quanto il sito 2 non ha la capienza sufficiente per fare il post svezzamento del totale dei suinetti svezzati. Il conto economico derivante esprime valori che sono rilevanti per l’economia di una scrofaia, ma non facilmente confrontabili con i prezzi di mercato delle singole categorie di lattonzoli.

Il costo di produzione dei suinetti, mixati come sopra specificato, è passato da 2,736 euro a 2,681, -0,055 euro/kg, pari a circa -1,5 euro per suinetto. Tale minor costo è in parte assorbito dal più basso ricavo derivante dalle scrofe a fine carriera, – 23% circa, con un costo netto della produzione dei suinetti che passa da 2,638 euro/kg del 2014 a 2,606 euro/kg per il 2015.

Nel dettaglio, il costo di alimentazione è diminuito di 0,099 euro/kg, pari al 7,2%, mentre sono rimasti invariati o cresciuti leggermente gli altri costi. Fa eccezione il costo inerente i farmaci, i vaccini e le spese veterinarie, cresciuto in misura rilevante a causa di una variazione del piano vaccinale aziendale che ha comportato maggiori costi nel primo anno di applicazione. Nel complesso il minor costo è risultato pari a 0,032 euro/kg (1,2%).

I ricavi sono diminuiti molto di più dei costi, erodendo pesantemente i margini che l’allevamento aveva conseguito nel 2014. Il ricavo è passato da 3,050 euro/kg a 2,846 euro/kg, ovvero -0,204 euro/kg, pari al 6,68%. L’utile di allevamento si assesta a 0,240 euro/kg, contro il risultato 2014 che era pari a 0,412 euro/kg.

Ingrasso, costi e ricavi

Il conto economico degli allevamenti da ingrasso oggetto della rilevazione (6 allevamenti da ingrasso dell’area cuneese) è sostanzialmente in equilibrio. Nel 2014 il risultato era negativo, -0,016 euro/kg, pari a una perdita di 2,81 euro per suino. Decisiva per questa inversione dei costi è stata la riduzione dei costi dell’alimentazione, da 0,914 euro/kg a 0,776 euro/kg, pari a una diminuzione del 15,1%. Tale risparmio si è reso possibile grazie al calo dei prezzi delle materie prime, alla maggior resa del mangime (29,5%) e alla ottimizzazione della razione in relazione al costo delle materie prime stesse. Sostanzialmente invariati i rimanenti costi, a eccezione del costo degli interessi che è aumentato rispetto al passato, in quanto gli allevamenti considerati hanno attuato un sistema di pagamento celere per i fornitori, mentre sui ricavi ci sono difficoltà a incassare con puntualità il pagamento da parte dei macellatori.

I ricavi sono diminuiti di 0,128 euro/kg, in misura leggermente inferiore alla riduzione delle quotazioni di mercato, in quanto gli allevamenti considerati hanno migliorato la qualità del prodotto e goduto di premi qualità tra i 5 e i 6 centesimi/kg.

L’incidenza del costo del suinetto è stato leggermente superiore all’anno prima, passando dal 32,29% al 34,61% del costo complessivo, e ciò nonostante il costo sia passato da 0,528 euro/kg a 0,522 euro/kg.

Il bilancio dell’allevamento da ingrasso è sostanzialmente in pareggio, con un margine positivo di 0,011 euro/kg, pari a 1,98 euro per suino.

Aumentare la competitività aziendale

Il gruppo di allevamenti individuati per la rilevazione dei dati testè commentati ha assunto negli ultimi anni una politica aziendale accorta e sobria, perseguendo tre obiettivi fondamentali volti a dare competitività alle aziende:

– riduzione dei costi di produzione;

– miglioramento delle performance di allevamento;

– miglioramento della qualità in funzione di ottenere premi qualità oltre il prezzo base.

I risultati di bilancio sono positivi grazie alla predetta politica e, in un anno nel quale le quotazioni sembravano un disastro, questi allevamenti sono venuti fuori a testa alta con bilanci in equilibrio e possibilità di dare continuità agli stessi.

Occorre però tenere conto che non tutti gli allevamenti godono di questa efficienza manageriale e, pertanto, potremmo trovare realtà che nel 2015 hanno registrato delle perdite.

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 1/2016

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