OLTRE LA CRISI –

La storia della famiglia Tamagni, allevatori dagli anni Cinquanta nel Lodigiano. Un allevamento cresciuto interpretando con creatività le evoluzioni tecniche e normative

Con la passione cresce anche il business

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Genetica e passione: con questi due strumenti si può uscire dalla crisi a testa alta e, anzi, crescere mentre decine di altre aziende chiudono i battenti. Lo testimonia la storia imprenditoriale della famiglia Tamagni, agricoltori da tre generazioni che negli ultimi anni sono arrivati a 570 scrofe e 230 vacche in lattazione, diventando una realtà di primo piano del Lodigiano.
L’allevamento Tamagni sorge su un possedimento dell’Ospedale Maggiore di Milano che la famiglia ha in affitto dagli anni Cinquanta. «Era il 1952 quando mio nonno Settimo affittò cascina Muzzano, dove ancora oggi ci troviamo» conferma Davide, che con il fratello Giovanni e la sorella Silvana cura terreni e animali.
A Settimo negli anni Sessanta subentra Sergio, unico maschio di tre figli, che inizia a occuparsi dell’allevamento e dei terreni. Lo fa tuttora, nonostante l’età avanzata, seguendo in particolare la campagna e l’amministrazione dove affianca la figlia Silvana.
Arriviamo ai giorni nostri: da qualche decennio Giovanni e Davide hanno assunto la direzione dei lavori, spartendosi i compiti: al primo la stalla da latte, a Davide l’allevamento di suini.
Progressivamente l’azienda cresce nel numero di animali e nell’area coltivata. I 110 ettari che costituiscono la superficie utile a Muzzano ben presto non sono più sufficienti e pertanto i Tamagni ne cercano di nuovi, trovandoli nei dintorni.
Parallelamente crescono anche gli allevamenti: quello di suini, di cui ci occuperemo in maniera quasi esclusiva in questo servizio, porta i segni di questi ampliamenti nella logistica: diverse sale parto e di fecondazione, svezzamento diviso in due settori e realizzato in parte su paglia, capannoni aggiunti o ampliati e ricavati, persino, dalle vecchie trincee non più utilizzate.
Potrebbe apparire un insieme caotico, ma, come vedremo, Davide Tamagni è stato in grado di organizzare il tutto in maniera razionale, ottenendo il meglio da ciò che ha a disposizione.

Alimentazione e genetica
Partiamo con un po’ di numeri: il settore suinicolo dei Tamagni conta, come abbiamo visto, 570 scrofe a ciclo chiuso, seguite da cinque dipendenti a tempo pieno, in aggiunta al titolare. Una realtà in grado di mandare al macello una media di 14mila grassi all’anno.
Sono destinati, come è facile immaginare, alla filiera del prosciutto dop; pertanto sono portati, prima della vendita, a 165 kg circa. In media raggiungono il peso nel giro di 9 mesi e mezzo. In questo processo, due fattori giocano un ruolo di primo piano: la genetica e l’alimentazione.
Partiamo da quest’ultima: sui terreni di Muzzano i Tamagni coltivano mais da pastone, che rappresenta la base della dieta per i suini dai 35 kg in su.
«Prima – spiega Davide – diamo un po’ di latte sotto scrofa per aiutare le covate e, vista la prolificità che abbiamo raggiunto, le madri. Da qualche tempo, inoltre, nei primi giorni di svezzamento somministriamo mangime secco e in broda due volte al giorno: abbiamo notato che aiuta i suinetti ad abituarsi alla nuova dieta. Segue il magronaggio con alimentazione a secco e, dopo i 35 kg di peso, broda e pastone acidificato».
Riguardo a quest’ultimo, i Tamagni hanno fatto nel 2013 una interessante esperienza: «A causa delle continue piogge non siamo riusciti a raccogliere il pastone a un’umidità del 30% o inferiore, come avevamo sempre fatto. Ben difficilmente siamo scesi sotto il 35%: abbiamo raccolto a fine ottobre, talvolta con punte di umidità del 40% e un pH di 3,8. Ebbene, abbiamo comunque ottenuto un prodotto molto sano, senza problemi di tossine o altro e che è assai gradito dagli animali. Pertanto, penso che in futuro continueremo con la raccolta a umidità più elevata. L’importante – precisa l’allevatore – è gestire bene l’insilaggio e usare correttamente i lattobacilli. Li impieghiamo da ormai un decennio e li considero irrinunciabili, sebbene rappresentino un investimento notevole. Ci serviamo di prodotti diversi, uno dei quali, più costoso, permette di aprire la trincea dopo tre sole settimane, trovando un prodotto già pronto e perfettamente utilizzabile».

Selezionatori di prima classe
La componente secca dell’alimentazione è rappresentata da mangimi Cargill: «Abbiamo scelto i prodotti di questa società da pochi anni, dopo esserci serviti per tre decenni di un altro mangimista. Abbiamo iniziato con le sale parto, quindi li abbiamo estesi al sotto scrofa, poi al magronaggio e infine li abbiamo adottati in tutto l’allevamento con notevoli benefici».
All’interno dell’offerta del mangimista, spiega l’allevatore, la scelta cade su una linea di prodotti di alta qualità, per sostenere il secondo pilastro dell’azienda: la genetica.
«Abbiamo deciso di lavorare con una genetica spinta, per avere sempre animali di primo livello. Per questo motivo abbiamo anche aderito al piano genetico dell’Anas diventando selezionatori e producendo grand grand parent che sono poi testate da Anas e vendute ai soci. Facciamo anche verretti e scrofette ibride F1. Fino a quest’anno con verri Duroc aziendali, ma da qualche mese abbiamo cambiato strategia, preferendo affidarci all’inseminazione esterna. Pensiamo, in questo modo, di avere maggiori garanzie sanitarie, per esempio contro la Prrs, e anche qualche vantaggio economico. Sempre da quest’anno, e per le medesime ragioni, abbiamo avviato l’inseminazione esterna anche per il Large White».
La scelta di diventare selezionatori, precisa Tamagni, è stata fatta sostanzialmente per ragioni interne: «Il miglioramento genetico serve innanzitutto a noi, per aumentare le performance del nostro allevamento. Poi, naturalmente, la vendita degli animali ottenuti rappresenta anche una integrazione al reddito». Il sistema funziona, dal momento che i suini di Tamagni vantano un accrescimento medio di 800 grammi al giorno. «Un risultato soddisfacente, per quanto ci riguarda», precisa l’allevatore.

Pro e contro del benessere animale
Potrebbe essere migliore, aggiunge Tamagni, se una parte dello svezzamento non fosse fatta su paglia: «Per ragioni di spazio e anche sanitarie, a volte li mettiamo in quello spazio già a 15 kg. Chiaramente, in inverno un po’ ne risentono, rallentando il ritmo di crescita rispetto a uno svezzamento tradizionale. D’altra parte, è uno dei sistemi migliori per il controllo della Prrs e di altre patologie: dopo pochi giorni in questo ambiente, sono completamente ristabiliti».
Abbastanza inusuale anche l’ambiente di crescita per gli ingrassi: in box con pavimento pieno in cotto e balcone esterno, peraltro graditissimo dagli animali.
«Si tratta di una soluzione che offre alcuni benefici a livello sanitario. Per esempio – continua l’allevatore – non avendo correnti d’aria che provengono dal grigliato, hanno meno problemi ai polmoni. C’è tuttavia anche un grosso limite: la pulizia. Non avendo scarico diretto per le deiezioni, infatti, gli animali tendono a sporcarsi molto, specie in estate, perché non rispettano il posto di defecazione. Ci vuole, quindi, un addetto soltanto per la pulizia dei box».
La collocazione su cotto riduce decisamente i problemi agli arti inferiori. Per migliorare le condizioni di vita degli animali sono stati collocati ventilatori un po’ in tutti i locali. «Inizialmente – racconta Davide Tamagni – avevamo messo anche i nebulizzatori, che successivamente abbiamo tolto perché davano problemi di salute. Ottengo lo stesso risultato usando ventilatori da bovini del diametro di 1,5 metri e aumentando il loro numero. Abbiamo lasciato la nebulizzazione soltanto nelle sale parto, dove abbiamo anche i cooler, che contribuiscono a mantenere una temperatura massima di 24 gradi».
A proposito di sale parto, Tamagni segnala un problema emerso negli ultimi mesi e legato a filo doppio con il benessere animale: «Da quando le nuove disposizioni di legge obbligano a tenere i box multipli, abbiamo registrato un calo del 5% circa nella portata al parto, tra animali riformati, vuote al parto e traumi di vario tipo. Del resto, avendo vissuto l’esperienza dei box multipli da bambino, ero preparato, è una situazione che ho già vissuto».
Nonostante quest’ultimo risvolto penalizzante e una logistica che risponde a esigenze di forza maggiore, l’allevamento Tamagni resta una realtà importante, che tiene alti il potenziale produttivo e lo standard di qualità.

 

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