Suini, il prezzo Ue raggiunge 1,65 euro/kg

L’ultimo short term outlook pubblicato dalla commissione Ue segnala un aumento dei consumi pro capite (anno 2015) di 1 kg e prevede che nel 2016 l’export arriverà a 2,7 milioni di ton


carne

Nel corso del 2016 i prezzi delle carni suine a livello europeo e mondiale hanno ripreso il loro tipico andamento stagionale. A segnalarlo è l’ultimo Short Term Outlook (previsioni a breve termine), il documento elaborato e appena pubblicato dalla Commissione dell’Unione europea che fotografa periodicamente la situazione di diversi settori agricoli e traccia qualche previsione per il prossimo futuro.

Dopo un inizio piatto registrato nei primi mesi di quest’anno, i prezzi a livello europeo dei capi suini da macello sono andati aumentando costantemente a partire dalla metà di aprile. Tanto che a inizio luglio i prezzi sono saliti oltre i 160 euro/100 kg, per stabilizzarsi nelle settimane successive attorno ai 165 euro/100 kg (quotazione a peso morto). Un andamento positivo dovuto principalmente all’impennata delle esportazioni verso la Cina e a un maggiore equilibrio tra domanda e offerta all’interno dell’Ue.

I consumi

E in effetti negli ultimi tempi, in Europa, la domanda di derivati suini sta aumentando. Già nel 2015 il consumo procapite di carne suina ha raggiunto i 32,4 kg (peso al dettaglio), quasi 1 kg in aumento rispetto al 2014. Per il 2016, la previsione del documento Ue è negativa, ma per il fatto che le prospettive molto favorevoli delle esportazioni europee verso la Cina potrebbero portare a una carenza temporanea sul mercato interno, in quanto gli operatori è probabile che favoriranno l’export. Ecco perché il consumo procapite, nel 2016, dovrebbe diminuire dell’1,6% (arrivando a 32 kg procapite) e stabilizzarsi così nel 2017; peraltro in linea con il trend degli ultimi dieci anni.

L’export verso la Cina

Per le filiere suinicole europee, l’esportazione sta diventando centrale. L’indicazione dell’Outlook della Commissione Ue per il 2016 è di un anno record: si prevede infatti di raggiungere le 2,7 milioni di tonnellate, che significherebbe un +24% su base annua. Tutto ciò grazie soprattutto alla spinta delle esportazioni verso la Cina.

La forte domanda da parte di Pechino è dovuta all’intensa ristrutturazione del settore carni suine nazionale, tanto che nella prima metà del 2016 la Cina ha già importato una quantità di carne suina pari all’intero import del 2015.

Tutti i paesi dell’Ue che esportano in Cina hanno visto raddoppiare o triplicare le loro spedizioni di derivati suini a partire dall’inizio dell’anno scorso. La maggior quota di export è stata appannaggio di Germania, Spagna e Danimarca con, rispettivamente, il 31%, il 19% e il 17% del totale export dall’Ue alla Cina.

Ma qualche ombra inizia ad addensarsi su questa situazione per ora favorevole. Il tasso euro/yuan, la capacità di produzione di carni suine Ue e le conseguenze del rallentamento economico sulla domanda dei consumatori cinesi potrebbero – come indica l’Outlook della Commissione – influenzare negativamente l’export Ue verso Pechino nei prossimi mesi.

Altri paesi

Non solo la Cina ha spinto la domanda estera di carni suine targate Ue. Nella prima metà del 2016, altri aumenti notevoli nelle spedizioni europee di derivati suini sono stati registrati verso il Giappone (+16%), Taiwan (+ 15%), Ucraina (9%) e Stati Uniti (+ 40%). La disputa sulle tariffe su alcune esportazioni di carne suina nelle Filippine è stata risolta e si riflette in un incremento del 33% di spedizioni verso quell’area nel corso della prima metà del 2016 (+17mila tonnellate).

Per quanto riguarda l’embargo russo, introdotto a marzo 2014 e che pesa molto sull’export nel settore suinicolo europeo, l’Outlook Ue prevede che verrà mantenuto ancora per diverso tempo. La decisione ufficiale dell’organizzazione mondiale del commercio è stata resa pubblica il 19 agosto 2016 ed era negativa per la Russia. Ma il governo russo ha presentato un ricorso lo scorso 23 settembre, e la successiva decisione dell’Omc è prevista solo dopo tre mesi.

 

Leggi l’articolo sulla Rivista di Suinicoltura n. 11/2016

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