Benessere animale / Benefìci per la scrofa con gabbie parto ampie

È dimostrato che maggiore spazio attorno all’animale facilita lo sdraiarsi e l’alzarsi e lo stimola a muoversi di più


Scrofa con nidiata in box libero e paglia a disposizione.

In qualunque allevamento il grado di benessere animale è correlato al grado di adattamento che gli animali hanno per l’ambiente dove devono vivere. Quando manca questo adattamento vi sarà sofferenza che, soprattutto se prolungata nel tempo, ha risvolti negativi sull’equilibrio fisiologico e immunologico dell’animale con riduzioni delle prestazioni produttive.

Diverse situazioni nell’allevamento intensivo possono determinare effetti negativi sul benessere. Una di queste è rappresentata dalle limitazioni alla socializzazione con impossibilità di vita di gruppo. La vita di relazione è solo un fattore legato al benessere in porcilaia, il benessere è anche legato alla possibilità di avere condizioni ambientali idonee quali temperatura, ventilazione, umidità luce, rumori e pulizia. Molto importante è anche la possibilità degli animali di muoversi con una certa libertà. Relativamente alle scrofe questa possibilità è stata migliorata con la normativa sul benessere animale entrata pienamente in vigore il primo gennaio del 2013, ma molto si può fare per il periodo parto-lattazione.

In gestazione vietate le gabbie individuali

La normativa sul benessere prevede che le scrofe siano allevate in gruppo almeno nel periodo che va da un mese dopo la fecondazione e una settimana prima della data parto prevista. Quindi non potranno essere tenute in gabbia individuale durante tutta la gestazione, ma al massimo per circa 35 giorni sui 115 di gravidanza. Nel rimanente periodo dovranno stare in box collettivi con superfici minime di 2,25 m2 per animale e i lati di lunghezza superiore a 2,8 metri. Nel caso il gruppo sia costituito da meno di 6 animali la superficie per capo dovrà essere aumentata del 10% e la lunghezza dei lati dovrà essere superiore a 2,4 metri. Ma durante la lattazione le scrofe sono solitamente tenute in gabbie individuali che limitano i movimenti e impediscono alla scrofa anche di girarsi. Certamente questo porta uno stato di stress per l’animale. Infatti una condizione di stress si deve intendere come una situazione vissuta dall’animale dovuta a fattori che compromettono l’idonea condizione fisiologica e, si noti bene, produttiva.

Alcuni questi fattori sono: sovraffollamento, gerarchia, microclima, igiene, maltrattamenti da parte degli operatori di stalla e, appunto, limitazioni di movimento. Lo stato di stress prolungato porta a squilibri ormonali, come eccesso di corticosteroidi, che si ripercuotono sullo stato immunitario, sulle crescite e sulle capacità riproduttive.

Caratteristiche delle strutture

Negli anni ‘60/70 le gabbie parto sono diventate il metodo più diffuso per gestire parto e lattazione. Le gabbie consistono in un box all’interno del quale delle sbarre sono sistemate per impedire movimenti alla scrofa e in particolare per non consentirgli di girarsi. All’esterno delle sbarre si trova lo spazio riservato ai suinetti, spesso in due angoli del box, con sistemi di riscaldamento che solitamente sfruttano lampade a infrarossi. Hanno una superficie che solitamente è di 4 m2 con lo spazio destinato alla scrofa che risulta mediamente avere una lunghezza di 2 m e una larghezza di 60 cm. Queste gabbie parto garantiscono un’ottimizzazione dello spazio e una facile gestione delle deiezioni grazie alla pavimentazione fessurata. Inoltre, rispetto al parto in box, sembra non aumentino la mortalità dei suinetti in lattazione, risultando così economicamente vantaggiose.

Ma, a partire dal Nord Europa, vi sono forti spinte affinché si passi da gabbie parto così fatte a box parto con possibilità di movimento libero per le scrofe (attualmente in Norvegia, Svezia e Svizzera sono vietate le gabbie parto “tradizionali”).

Stress da adattamento

Le scrofe in libertà tendono a isolarsi dal gruppo qualche giorno prima del parto, cercando un posto riparato da adibire a nido per l’evento. Cercheranno di scavare una conca nel terreno, poi di portare materiale adatto per nido e infine, in prossimità del parto, si adageranno nel nido fino alla nascita dei suinetti.

Quando la scrofa è in gabbia questi comportamenti naturali sono molto limitati e la partoriente mostrerà evidenti segni di irrequietezza con comportamenti stereotipati. Anche per la termoregolazione le gabbie parto hanno controindicazioni in quanto la scrofa vorrebbe temperature molto più basse di quanto serve ai suinetti e senza la possibilità di spostarsi aumentano i problemi di termoregolazione con limitazioni dell’ingestione e delle produzioni di latte.

Vi sono diversi lavori che hanno dimostrato che le scrofe in gravidanza tenute in gabbie individuali, senza possibilità di effettuare spostamenti, avevano muscolatura e ossa meno robuste e un sistema cardiovascolare meno efficiente. È presumibile che le gabbie parto, limitando in egual modo i movimenti, abbiano gli stessi effetti sulla scrofa, anche se in modo meno evidente in quanto il periodo di costrizione è più breve per parto e lattazione rispetto alla gestazione. Effetti negativi si possono registrare anche su unghioni e zampe, sempre a causa della mancanza di movimento. Alcune ricerche dimostrano anche incrementi di cortisolo, l’ormone dello stress, nel sangue di scrofe messe in gabbia. Dal 2013 le scrofe in gestazione devono essere tenute in box collettivi, quindi nel lungo periodo questo gioverà agli animali, ma nel momento in cui le scrofe sono portate nella gabbia parto ci sarà una fase di stress per adattarsi all’immobilità che può portare a problemi al parto, soprattutto per le scrofette mai tenute prima in costrizione.

Lo spazio

Spesso le scrofe in gabbia urtano le strutture quando si alzano o si sdraiano. Rispetto a scrofe libere di muoversi manifestano più zoppie e stanno sdraiate molto più tempo. È stato dimostrato che gabbie parto con più spazio attorno alla scrofa facilitano lo sdraiarsi e l’alzarsi e stimolano l’animale a muoversi di più con evidenti benefici. Del resto anche la direttiva europea 2001/93/Ce prevede che i box permettano a ciascun animale di sdraiarsi per il riposo e alzarsi senza difficoltà. Le recenti indicazioni dalla ricerca indicano che le gabbie parto dovrebbero avere lo spazio per la scrofa con dimensioni di almeno 220 cm di lunghezza e 90 di larghezza per garantire la facilità di questi movimenti, quindi maggiori dei 200×60 cm che mediamente si hanno nelle gabbie parto attuali.

Anche i suinetti devono avere spazi adeguati che spesso non sono garantiti dalle gabbie parto. La direttiva 2001/93/Ce sottolinea che nelle gabbie parto i suinetti devono avere sufficiente spazio per allattarsi senza difficoltà. Un recente lavoro svolto dall’Università danese di Aarhus ha definito che per garantire questo tra le sbarre di recinzione delle scrofe e quelle esterne della gabbia (quindi tra le sbarre delimitanti lo spazio riservato ai suinetti) ci devono essere almeno 30 cm alle testate e 56 cm ai lati lunghi. Inoltre, parte della pavimentazione deve essere piena o con materiale idoneo al riposo, per esempio paglia, e da studi fatti in Nord Europa risulta che per garantire il riposo contemporaneo a 10 suinetti tale superficie deve essere di almeno 1,1 m2.

In definitiva, una gabbia parto dovrebbe essere di almeno 5,6 m2 (200×280 cm) con 1,1 m2 di spazio per i suinetti con pavimento pieno e con lo “spazio-scrofa” di circa 2 m2 (90×220 cm). Questi spazi però potrebbero consentire a scrofe di piccola taglia (primipare) di girarsi, quindi sarebbe opportuno considerare la possibilità di avere gabbie più piccole per scrofe di taglia ridotta. Nella foto 1 si può vedere una gabbia parto di adeguate dimensioni.

Mortalità dei suinetti in allattamento

Le gabbie parto sono state pensate anche per ridurre la mortalità per schiacciamento rispetto ai box con scrofe libere. In realtà non ci sono evidenze scientifiche che attestano minor mortalità complessiva dei suinetti nelle gabbie. Al contrario, alcuni lavori registrano mortalità dei suinetti simili in gabbia parto o con scrofe libere (vedi tabella).

Diversi studi dimostrano anche come la mortalità dei suinetti sia più alta con nidiate numerose, sia in gabbia sia con scrofe libere, ma che non c’è relazione con il tipo di alloggio, libero o in gabbia.

Un fattore che sembra aumentare gli schiacciamenti è il mancato utilizzo, da parte della scrofa, di parete di appoggio al momento di sdraiarsi, in quanto la parete rende il movimento più lento e controllato.

Box per scrofe partorienti “libere”

Qualora si voglia utilizzare box-parto con scrofa libera per aumentare il benessere animale, bisognerà tenere ben presente che la scrofa dovrà utilizzare il più possibile le pareti al momento di sdraiarsi. Queste pareti dovrebbero tutte avere la sbarra a protezione dei suinetti (foto 2). Ma è appurato che le scrofe preferiscono sdraiarsi appoggiandosi a pareti senza sbarra, per ottenere questo scopo senza rischiare schiacciamenti dei suinetti è possibile utilizzare pareti inclinate come si può vedere nella foto 3, con misure indicate nella figura.

In box-parto con scrofa libera è comunque difficile evitare totalmente il rischio che la scrofa si sdrai senza utilizzare la parete come supporto. Per ridurre questo rischio si può stimolare il comportamento materno, per esempio dando alla madre la possibilità di costruirsi il nido-parto lasciando a disposizione materiale come la paglia (foto 4). È dimostrato che questo stimola fortemente l’istinto materno e rende le scrofe più tranquille.

In una recente ricerca danese è stato confermato un miglior comportamento materno e tranquillità delle scrofe con paglia a disposizione ed è stato determinato un consumo di paglia, asportato dalla rastrelliera, di circa 0,5 kg al giorno prima e dopo il parto, con un consumo più alto (mediamente 1,5 kg) il giorno di costruzione del nido-parto.

I box-parto garantiscono anche temperature più adatte per scrofa e suinetti. Quest’ultimi hanno bisogno di circa 34 °C alla nascita, mentre la madre non dovrebbe mai trovarsi con più di 22 °C. È stato dimostrato che con la pavimentazione riscaldata la percentuale di sopravvivenza dei suinetti migliora. Con box-parto, rispetto alle gabbie, è certamente più facile garantire temperature adeguate per madre e figli, anche sfruttando la possibilità di riscaldare parte della pavimentazione.

Per mantenere una buona igiene nei box-parto è necessario che le scrofe possano dividere il box in zona di riposo-nido e zona per defecare. Quest’ultima zona, lontana dalla mangiatoia, dovrà avere un pavimento fessurato e la scrofa sarà abile nel tenere pulita l’area di riposo con pavimento pieno e paglia.

In definitiva i box-parto con scrofa libera sarà strutturata seguendo alcuni principi fondamentali:

– avrà zone riscaldate adeguatamente anche sfruttando il pavimento riscaldato nella zona parto e in quella riservata ai suinetti;

– ci sarà una zona protetta con pavimento e pareti piene per il riposo e il parto;

sarà prevista una rastrelliera con paglia (o altro materiale idoneo per il nido) per stimolare l’attività materna della scrofa;

saranno previste pareti con protezione per i suinetti fatte da una seconda parete inclinata (vedi la figura e foto 3);

– sarà prevista una zona con pavimento fessurato per la defecazione;

– la mangiatoia e l’abbeveratoio saranno distanti dalla zona di defecazione, ma possibilmente in prossimità di pavimento fessurato;

– sarà prevista una zona riservata ai suinetti di almeno 1,1 m2 ben riscaldata, con lampada a infrarossi regolabile e pavimento riscaldato.

 

(*) Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali – Università degli studi di Milano

Visualizza l’articolo intero pubblicato sulla Rivista di Suinicoltura n. 9/2015


There are 2 comments

    1. G.B. Testa

      La normativa prevede che la scrofa debba rimanere in sala parto circa 30-35 giorni, per alcuni giorni prima del parto (5-7 giorni) e fino al 28° giorno dopo il parto, cioè fino allo svezzamento dei suinetti. In deroga a predetto termine i suinetti possono essere svezzati fino a 7 giorni prima dei 28 giorni stabiliti a condizione che siano trasferiti presso impianti specializzati (sito 2) che garantiscano condizioni igienico-sanitarie ottimali.

      G.B. Testa

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