Aujeszky, il piano nazionale di controllo ha ridotto il virus

Elio Licata, Servizio veterinario della Regione Emilia-Romagna, presenta le azioni intraprese per eradicare la malattia e i risultati ottenuti. Tra queste vaccinazione obbligatoria e norme di biosicurezza


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Per eradicare la malattia di Aujeszky in Italia si sta ancora lavorando e rimangono fondamentali la biosicurezza e l’applicazione dei piani di controllo.

Ad approfondire la tematica è Elio Licata, del Servizio veterinario e igiene alimenti di origine animale all’Assessorato Sanità della Regione Emilia-Romagna, il quale è intervenuto al convegno promosso dall’organizzazione interprofessionale Gran Suino Italiano, “Ambiente e sanità nella filiera suinicola italiana”, che si è tenuto il 19 marzo a Reggio Emilia.

La Malattia di Aujeszky, conosciuta anche come Pseudorabbia, è una infezione virale del suino (Herpesvirus) caratterizzata da sintomatologia nervosa e respiratoria con rialzo termico spesso mortale nei suinetti (fino al 100% in suinetti <15gg) con prostrazione e morte entro 12-24 ore. Negli adulti i sintomi sono scarsi, ma associati a natimortalità e aborto.

Tra i fattori di rischio, citiamo anzitutto la densità di popolazione, la presenza di animali suscettibili, l’introduzione in allevamento di animali infetti o latenti e la resistenza del virus nell’ambiente.

Come spiega Licata, «un suino correttamente immunizzato necessita di una dose infettante 100-1.000 volte superiore per infettarsi. Tra i sintomi clinici, nel caso dell’ingrasso in particolare, segnaliamo quelli prevalentemente respiratori: febbre, anoressia, tosse, sternuti, scolo nasale, dispnea, costipazione intestinale, tremori, depressione. Talvolta gli animali presentano convulsioni, incoordinamento motorio, spasmo dei masseteri, digrignamento dei denti. È anche possibile un ritardo di crescita di 3-4 settimane e una riduzione degli indici di conversione. La mortalità è <3%, più alta in caso di infezioni concomitanti (influenza, infezioni batteriche)».

I vaccini non impediscono l’infezione, la replicazione e la latenza: evitano solo la comparsa della malattia.

«Oggi – prosegue Licata – la malattia è completamente eradicata in Danimarca, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Provincia autonoma di Bolzano. Sono stati approvati programmi in Belgio, Spagna, Paesi Bassi e Irlanda. La malattia è invece assente in Sv1izzera, Australia e Canada».

Misure di contenimento

Per quanto riguarda il nostro Paese, il piano nazionale di controllo è passato attraverso diversi decreti: l’OM 29/07/1982 (Norme per la profilassi della malattia di Aujeszky negli animali della specie suina), quindi il Dm 1° aprile 1997 (Piano nazionale di controllo della malattia di Aujeszky nella specie suina), infine il Dm 30 dicembre 2010 (Modifiche e integrazioni al decreto 1º aprile 1997) e il DM 4 agosto 2011 (Modifiche ed integrazioni al decreto 1º aprile 1997). Seguono poi tre note del ministero della Salute a febbraio, marzo e maggio 2013.

In Italia, il piano di controllo prevede la vaccinazione obbligatoria, l’applicazione di norme di biosicurezza negli allevamenti e nei trasporti, il monitoraggio sierologico.

«In base alla check list biosicurezza suini Rev 2 del luglio 2012, la profilassi igienico-sanitaria impone diverse misure. Anzitutto, data l’elevata resistenza del virus nell’ambiente, è necessario che il mezzo di trasporto utilizzato venga pulito e disinfettato dopo lo scarico degli animali. Quindi, devono venire applicate misure igieniche per il personale come, per esempio, quella di evitare occasioni di contatto con altre aziende e di cambiarsi gli indumenti prima di accedere al luogo di lavoro. Seguono poi il controllo dei visitatori e, ultimo ma indispensabile, l’abitudine a procedere a regolari derattizzazioni. Il ratto bruno è infatti un possibile veicolo per la diffusione fra allevamenti».

Diffusione

La situazione epidemiologia in Italia negli ultimi anni ha visto diminuire gli allevamenti sieropositivi dal 23,8% nel 2010 (localizzati in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria, Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Puglia e Basilicata) al 16,5% nel 2011 e al 12,5% nel 2012 (estesi però a tutte le regioni e le Provincie autonome, tranne la Sicilia).

Nella fattispecie, in Lombardia, nel 2013 la sieroprevalenza nelle aziende da riproduzione a ciclo aperto ha riguardato il 32,3% degli allevamenti (38,6% nel 2012 e 42% nel 2011), nelle aziende da riproduzione a ciclo chiuso il 27,8% (nel 2012 il 37,8%, mentre nel 2011 era il 44,3%), la sieroprevalenza media registrata è stata del 30% degli allevamenti (38,3% nel 2012 e 43% nel 2011), infine, la prevalenza nelle aziende da ingrasso è stata del 22,5% (30,3% nel 2012 e 36,2% nel 2011). Nella regione l’obiettivo, stabilito dal DDS 3822-2014, è il raggiungimento dello stato di indennità nei confronti della malattia di Aujeszky di tutti gli allevamenti suini entro il 31/12/2015.

In Emilia-Romagna, nel 2012, la sieroprevalenza nelle aziende da riproduzione a ciclo aperto ha riguardato il 17,5% degli allevamenti (19,1% nel 2011), nelle aziende da riproduzione a ciclo chiuso l’11,6% (nel 2011 era il 22,6%) e la sieroprevalenza media registrata è stata del 14,9% degli allevamenti (20,9% nel 2011).

In ottemperanza al decreto 1° aprile 1997 come modificato e integrato dal Dm 30 dicembre 2010 e dal successivo Dm 4 agosto 2011, le linee guida per l’attuazione dei controlli inerenti la malattia di Aujeszky per gli allevamenti suini della Regione Emilia-Romagna indicano una serie di obiettivi specifici: verificare lo stato sanitario nei confronti della malattia di Aujeszky di tutte le aziende suine presenti sul territorio della Regione Emilia-Romagna e registrare lo stato sanitario corrispondente nella Banca dati nazionale; elaborare e attuare percorsi operativi, in grado di monitorare l’andamento dell’infezione e agevolare l’attuazione dei controlli previsti per l’ottenimento e il mantenimento della qualifica di allevamento indenne da malattia di Aujeszky. Infine, fornire indicazioni per l’attuazione di controlli, inerenti la biosicurezza degli allevamenti di suini presenti sul territorio. Questa attività concerne gli allevamenti presenti su tutto il territorio regionale per gli anni 2015 e 2016 (esclusi familiari per autoconsumo).

I controlli sierologici minimi sono previsti in tutti gli allevamenti da riproduzione (piano nazionale Malattia vescicolare del suino (Mvs), negli allevamenti che hanno richiesto la qualifica sanitaria di allevamento indenne (come da piano nazionale malattia di Aujeszky), gli allevamenti da ingrasso selezionati nell’ambito del piano regionale Mvs.

Tutti i rimanenti allevamenti da ingrasso saranno categorizzati o controllati solamente per la malattia di Aujeszky. Per l’allevatore, i campionamenti e le analisi sono gratuiti.

In Emilia-Romagna, nel 2014, il piano di controllo nazionale ha riguardato 4.757 aziende suine iscritte alla Banca dati nazionale. Di queste, 461 sono soggette al piano. Quelle esaminate sono state 459, di cui trovate sieropositive 48 ovvero il 10%. Gli allevamenti indenni dalla malattia di Aujeszky in Banca dati nazionale sono 165.

«Il piano vaccinale – conclude Licata – prevede determinati step per i diversi settori. Per l’ingrasso/produzione il primo vaccino va sottoposto a 60-90 giorni, il secondo dopo 28 giorni e il richiamo al 7° mese di età. Come sopra, anche per le scrofette il primo vaccino va sottoposto a 60-90 giorni e il secondo dopo 28 giorni, ma il richiamo avverrà al primo intervento fecondativo. Per le scrofe si prevede un richiamo ad ogni intervento fecondativo per un massimo di 3 all’anno. Nel caso di verri e verretti il programma prevede un vaccino ogni quattro mesi. Lo scopo è quello di verificare la corretta applicazione della vaccinazione in allevamenti positivi quando siano riscontrate delle non conformità nella procedura di vaccinazione».

Visualizza l’intero articolo pubblicato sulla Rivista di Suinicoltura n. 5/2015


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